IL CAFFÈ (seconda parte)


Editoriale del 29 gennaio 2021

Avete fatto il caffè per la prima volta. Se non lo ricordate leggete il pezzo di venerdì scorso. La volta successiva tra i vostri ospiti ci sarà qualcuno della volta precedente. Vostra moglie a fine pasto chiede “Vi faccio un caffè?” – “Sì grazie – tutti in coro – ma fallo fare a Nino, che lui è bravissimo”. Lei rincarerà “Ovviamente! Quello è un campo suo”.
Tutti si mettono a parlare della mia bravura, già mitica senza l’attesa di conferme, e a quel punto io non posso tirarmi indietro. Addirittura capita che nel frattempo si sparga la voce tra i vostri amici e anche quelli che non l’hanno mai assaggiato, pretenderanno che siate voi a prepararlo. Quindi anche in casa altrui. Alcuni cominciano a scandire il mio nome, arrivati a fine pasto. Molti accelerano per arrivare prima al momento. Mi propongono per la cittadinanza onoraria brasiliana. Prima o poi mi verrà offerto di girare uno spot.
Quasi commosso da tanti consensi, mi impegno a farlo buono, faccio anche i buchini con uno stecchino d’argento che mi porto sempre in tasca, e metto solo acqua imbottigliata delle migliori marche. Quando la fama è stata creata e consolidata si può vivere di rendita e quindi di condanna per anni. Nessuno rischierà di sembrare incompetente dicendo che il vostro caffè è strano. Succede anche per certi libri che diventano famosi per dovere culturale o chissà perché.
Per cui, il mio consiglio è questo: sin dalla prima volta, quando vi capiterà di doverlo fare perché vostra moglie ve lo ha chiesto, rinunciate al vostro orgoglio, ai successi di vanità, come si esprimeva Gramsci, anche se non lo diceva a proposito di caffè: cercate di farlo acquoso, non è difficile, metteteci magari un po’ di sale, non troppo altrimenti si capisce il dolo o capiscono che è stato un infortunio irripetibile e vi concederanno la rivincita.
Lo assaggeranno e si rifiuteranno educatamente di berlo. C’è sempre un amico nel gruppo che fa una battuta simpatica sulla porcheria che avete preparato e sembrerà una situazione simpatica.
Però il caffè, oltre che un rituale e quindi un’abitudine, è un reale bisogno irrinunciabile di molti, che lo fanno capire e se ne vantano. Vostra moglie ovvierà immediatamente al vostro tentativo andato a male, rispondendo alle richieste di tutti. Sarà lei a impegnarsi adesso e voi farete il tifo per lei.
State sicuri che la volta successiva tutti sobbalzeranno se sarete voi il prescelto da vostra moglie. Qualcuno mentirà sulle proprie predilezioni di fine pasto, qualche altro parlerà di divieti tassativi del proprio medico. Rinuncerete al vostro amor proprio, ma non dovrete sobbarcarvi per il futuro quel noioso rituale.
Altrimenti prendete in considerazione le cialde, che penso stiano andando molto forte proprio per la comodità che offrono. Un problema permane: le cialde usate si ammucchiano e bisogna svuotare il contenitore. Il fatto è complicato dalla raccolta differenziata, perché ci vogliono mesi di errori prima di indovinare il contenitore giusto.
Poi si deve aggiungere l’acqua perché sta finendo. E chiamare quello delle cialde per ordinarle. È inutile, fare il caffè è un gran bel gusto, ma solo se stai seduto in attesa.

Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

“Lo assaggeranno e si rifiuteranno educatamente di berlo. C’è sempre un amico nel gruppo che fa una battuta simpatica sulla porcheria che avete preparato e sembrerà una situazione simpatica.”
Da IL CAFFÈ (seconda parte) – Editoriale di Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

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