IL CALORE DELLE COSE


Editoriale del 24 agosto 2013

C’è una qualche forma di vita nei dispositivi che emanano calore, così almeno ho sempre pensato. È il senso di conforto che ci infondono quando il flusso di energia che emana dai circuiti ronzanti attraversa il nostro corpo. Non sappiamo mai bene cosa ci sia dall’altra parte. A volte solo banali resistenze o la sterminata densità dei circuiti integrati, ma quello che percepiamo ci è familiare. Quel calore ci rammenta il contatto con le cose vive: con la fronte febbricitante del nostro bambino, con la pancia di un gatto che si è arreso alle nostre carezze, col tepore di un bacio in una notte d’inverno all’addiaccio. Può essere un calore indotto da un’alimentazione elettrica, da una batteria o dal fatto che le nostre manipolazioni lo abbiano riscaldato lasciandogli tracce di energia vitale!
 Forse è proprio questa la fonte di vita: il fatto che qualcuno abbia pensato a loro, li abbia progettati e costruiti, gli abbia dato forma con le proprie mani, immaginando che qualche altro uomo un giorno li avrebbe finalmente toccati.

Alessandro Chessa
(Econofisico ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot 1959) diretto da Billy Wilder con Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon

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