IL CAOS DELL’ESISTENZA


Editoriale del 15 ottobre 2013

La voglia di ascoltare racconti sembra avere origine dall’esigenza di nutrirci di un’esperienza di verità che ci arriva dall’alto, dalla voce autorevole di uno scrittore che, per elezione, sentiamo per forza situato al di sopra di noi. Se la Bibbia è, per i credenti, un testo di ispirazione divina, anche tutti gli altri libri saranno percepiti dal lettore come provenienti da un autore carismatico, di fronte al quale ci troviamo, al momento della lettura, in una condizione di soggezione. Il successo delle raccolte di aforismi, il largo uso che tutti facciamo di citazioni tratte dalle più disparate auctoritates (sublimate in una sintesi geniale e ridicola dal Libro delle risposte) dimostrano che leggiamo per cercare risposte, usando la letteratura come una mappa per orientarci nel mondo. La verità è che non possiamo vivere senza grandi storie. Ben vengano lo svago e il divertimento, ma la spinta iniziale al piacere del racconto sembra mossa dal desiderio di imparare a controllare, attraverso la scrittura e la lettura, il caos disordinato dell’esistenza (non so se è vero che gli uomini primitivi disegnavano le bestie che avrebbero voluto cacciare il giorno dopo, ma è significativo che questa sia la spiegazione che in seguito ne abbiamo dato). Il racconto come esempio, che scioglie un insegnamento nella forma accattivante della narrazione, caratterizza le parabole evangeliche e la tragedia greca (con un finale catartico che, secondo Nietzsche e Colli, addirittura funzionava come meccanismo di regolamentazione della società, come scarico apotropaico delle tensioni sociali e individuali), i racconti delle Mille e una notte e i capolavori di Stevenson, gli exempla storici del Principe di Machiavelli e la selva labirintica (così diversa da quella di Dante, ma ugualmente insidiosa di inganni) del Furioso ariostesco, il plot dei Promessi sposi e il giallo più corrivo. Ma anche il giallo più corrivo ha bisogno di un sistema di valori da ripristinare, perché il colpevole sia affidato alla giustizia, il bene trionfi e possiamo tornare a passeggiare in un mondo ricondotto a una condizione di normalità. Quando invece la monolitica uniformità dell’eroe si incrina, svelando un universo multiforme nei valori e nelle verità, l’epica lascia il posto alle tormentate elucubrazioni della letteratura (e non solo) contemporanea.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Misery non deve morire (Misery 1990) diretto da Rob Reiner e tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King. Con James Caan e Kathy Bates

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