IL CERVELLO ACERBO


Editoriale del 24 agosto 2014

Assisto, in un luogo qualsiasi di un qualunque momento, al dialogo (si fa per dire) tra un cervello adulto (40 anni) e uno adolescente (16): “Guardami negli occhi. Ti dovresti vergognare; vorrei che capire che cosa hai per la testa.” La ragazza replica con voce rabbiosa e gli occhi stretti da un odio totale: “Non lo so!” La madre: “Certo perché se tu lo sapessi non saremo arrivati a questo punto. Se almeno fossi pazza avresti il diritto di fare le cose che fai, invece non sei neppure pazza”. Non è esatto. Il cervello di un giovane adulto pur non essendo “pazzo” è però tecnicamente “sbilanciato”. Non tra la sua parte destra e quella sinistra come credevamo sino a 15 anni fa, ma piuttosto tra cervello alto e basso, ovvero tra le cortecce cerebrali e tutto quello che c’è sotto. Ancora più precisamente buona parte delle differenze risiede nella porzione intermedia della corteccia prefrontale che si trova all’incirca dietro gli occhi e sopra le orbite e che sovrintende una serie di funzioni superiori, tra cui prendere decisioni strategiche, pianificare da domani a un anno di distanza e – soprattutto – inibire atteggiamenti inadeguati come dire impulsivamente cose spiacevoli o sottovalutare i livelli di rischio dei propri comportamenti (ad esempio guidare ubriachi). La cosa interessante è che questa regione è più attiva negli adolescenti solo quando prendono delle decisioni a valenza sociale che si riferiscono a persone della loro età (ma non agli adulti), dimostrando che i ragazzi possiedono delle strategie cognitive completamente diverse da quelle che avranno in seguito, per decidere cosa fare della loro vita. Al punto tale che al loro cervello le nostre scelte possono apparire senza senso e ingiustificabili almeno quanto a noi molte delle loro. Proprio su questo si basa uno degli atteggiamenti che fa maggiormente inferocire i genitori di un adolescente (che tuttavia non ha colpe perché il problemino dipende da un fisiologico ritardo di maturazione del suo cervello) ed è quella di prendere in considerazione il punto di vista altrui per modificare il proprio comportamento attuale, che è invece quanto gli adulti fanno regolarmente (persino troppo in certi casi). Quindi se avete un figlio (sino a 25 anni circa) o una figlia (sino a 23 anni circa) adolescente e pensate che abbia dei seri problemi a comprendere quello che fareste voi al posto suo, avete certamente ragione. Forse per capire e accettarsi un po’ di più converrebbe ricordare che ogni cervello adulto è stato adolescente in vita sua. Anche il nostro.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

da Gioventù bruciata, 1955, diretto da Nicholas Ray.

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