IL CERVELLO DI GIULIO GIORELLO


Editoriale del 9 luglio 2020

Non solo il COVID-19, il mondo è scosso da devastanti pandemie di idiozia. Ogni ondata di sdegno, che derivi da episodi di violenza sulle donne o di razzismo, genera una lunga risacca di sospetti e di odio. Negli ultimi mesi assistiamo a fenomeni di iconoclastia, fanatismo e intolleranza di cui non si intravvedono i confini. E la scienza? È bastata la comparsa di un virus sconosciuto per metterne a nudo i limiti: non più capace di quella che un secolo fa affrontò la spagnola. Camminiamo all’indietro, ancora un po’ di pazienza e streghe e filosofi verranno mandati al rogo. Già, i filosofi. Uno che non ci potrà più aiutare a navigare in questo mare di stupidità è Giulio Giorello, recentemente scomparso. Nel 2011 Filippo Martinez mi chiese di inaugurare con lui il Corso per la prevenzione dell’idiozia, con una lezione su “L’idiozia e la scienza”. Non lo conoscevo, ma avevo percepito una certa affinità di intenti in occasione del primo raduno mondiale degli Zorro: entrambi mascherati, lui brandiva la spada urlando “Alla carica!”, io lo seguivo rispondendo “Si, alla carica!”. Prima della lezione, la sera del 15 gennaio, accettai il suo consiglio: un buon bicchiere di whisky. Parlammo in scioltezza per due ore: lui dell’idiozia contro la scienza, io dell’idiozia che alimenta la scienza. Aveva appena pubblicato “Senza Dio – Del buon uso dell’ateismo” e da quello prese spunto per tirare con leggerezza fendenti a tutti, il papa e la chiesa, il governo e i suoi ministri. Ridemmo riesumando la surreale vicenda del trafugamento del cervello di Einstein. “Ecco la fine che rischia di fare il cervello di un grande: conservato in un barattolo di vetro, sott’olio come il tonno o le acciughe, nella dispensa di un pazzo che pretendendo di studiarlo lo affetta su un tagliere”, dissi rivolto a Giulio il giorno dopo, in un ristorante sul mare. Voleva essere un complimento. Lui però non sembrò curarsene: il suo cervello stava misurando la più grande bottarga di muggine che avesse mai visto.

Editoriale di Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

Aveva appena pubblicato “Senza Dio – Del buon uso dell’ateismo” e da quello prese spunto per tirare con leggerezza fendenti a tutti, il papa e la chiesa, il governo e i suoi ministri.” Da IL CERVELLO DI GIULIO GIORELLOEditoriale di Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

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