IL CIMITERO DIGITALE


Editoriale del 29 ottobre 2020

Il futuro dei cimiteri è quello di un luogo che custodisca i nostri dati digitali piuttosto che le nostre spoglie. Una sequenza ben ordinata di chiavette USB o un camposanto online, non più aride pietre tombali di fronte alle quali sforzarsi di ricordare una persona. Del resto, sui social network le pagine di chi muore continuano a esistere, a meno che qualcuno non si azzardi a chiuderle: capita di rado, il morto non gradirebbe, non aveva forse costruito quella pagina pensando di essere ricordato in eterno? Tra qualche decennio, si calcola, il numero degli utenti di Facebook morti supererà quello dei vivi. Difficile peraltro distinguerli, qualsiasi foto appartiene al passato.
Improvvisamente mi rendo conto di aver creato un mio personale cimitero digitale. È da quando sono comparsi i cellulari, cioè da almeno cinque lustri, che colleziono SMS (“Certo, arrivo sabato a mezzogiorno!” mi scriveva il povero Giulio il 10 luglio 2011) e numeri di telefono. Mi trascino il ricordo di quelli che oggi si chiamano “contatti”, un termine che la pandemia di COVID ha reso funesto; mi porto appresso i numeri e i nomi di tutti gli esseri umani che ho conosciuto in mezzo mondo e che hanno significato per me qualcosa. Una folla. Molti di loro sono scomparsi, lo so per certo; molti erano già anziani quando li ho conosciuti. Ogni tanto provo a chiamare, ma il telefono squilla a vuoto, nel vuoto.
Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

“Molti di loro sono scomparsi, lo so per certo; molti erano già anziani quando li ho conosciuti. Ogni tanto provo a chiamare, ma il telefono squilla a vuoto, nel vuoto.”
Da IL CIMITERO DIGITALE – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

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