IL CINEMA TRA VERITA' E ARTE


Editoriale del 9 gennaio 2018

Il 2018 è inaugurato da film che trattano il rapporto tra arte e vita, finzione e verità, realtà e letteratura. Se “Dickens l’uomo che inventò il Natale” racconta la genesi del celeberrimo “Canto di Natale”, la nascita del circo diventa un musical biografico sul mitico Barnum in “The greatest showman” e “Vi presento Christopher Robin” spiega come Alan Milne si ispirò ai giocattoli di pezza del figlio per scrivere le avventure dell’orsetto Winnie the Pooh. Tutti e tre i film dimostrano che ogni parto artistico nasconde un vissuto doloroso. Come Dickens articola la sua fiaba natalizia mettendo in scena l’elaborazione tormentata dei propri fantasmi interiori, in uno spietato corpo a corpo col senso della vita e della morte, fino a riconoscere che il malvagio Scrooge non è altri che se stesso, Milne trova nei buffi animali del bosco dei 100 acri l’unico modo per uscire dai profondi traumi dalla Grande Guerra a cui era fortunosamente sopravvissuto. E il circo di Barnum, creato dal riscatto di un’infanzia non meno devastata di quella di Dickens e di Christopher Robin, non è che la spettacolarizzazione dell’insana attrazione per i freaks (la donna barbuta, il nano, l’uomo lupo), in precario equilibrio tra celebrazione dell’umanità e dileggio del diverso, tra prodigio e inganno, tra arte e truffa. Tutti e tre i film si incentrano su un difficile rapporto coi padri: lo sciagurato John Dickens, il tormentato Alan Milne e il miserabile sarto Barnum compromettono seriamente l’equilibrio mentale dei figli. Dickens e Barnum garantendo un’esistenza di povertà e debiti, Milne mettendo il povero Christopher Robin al centro del circuito mediatico dell’epoca, con conseguenze rovinose. Tutti e tre i film infine mettono in guardia dal tritacarne dello show business, con il rischio di rimanere abbagliati dalla luce dei riflettori. Insomma, ci rivelano di che lacrime grondi e di che sangue il successo di creazioni immortali che hanno fatto la felicità del pubblico mondiale. Sciogliendo in modo per niente consolatorio il segreto dell’ispirazione e le fonti della creatività. Senza strazio e sofferenza non c’è arte, senza il male non c’è romanzo, senza dolore non c’è creazione, senza morte non c’è vita. La spinta visionaria trova slancio solo dalla necessità di uscire da un groviglio materiale di deficit e dalle inquiete ossessioni che esso ha generato.

Fabio Canessa
Preside del Liceo Olistico Quijote

E il circo di Barnum, creato dal riscatto di un’infanzia non meno devastata di quella di Dickens e di Christopher Robin, non è che la spettacolarizzazione dell’insana attrazione per i freaks (la donna barbuta, il nano, l’uomo lupo), in precario equilibrio tra celebrazione dell’umanità e dileggio del diverso, tra prodigio e inganno, tra arte e truffa.

da Freaks (1932) diretto da Tod Browning

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA