IL CINEMAVIRUS: UN'EPIDEMIA DI SBADIGLI


Editoriale del 17 marzo 2020

Tutto avrei pensato tranne che, stando a casa per il coronavirus, il film più visto in streaming risultasse “Contagion”. Capisco seguire i tg, ascoltare il professor Burioni o controllare la situazione locale attraverso i social network. Ma, durante la pandemia vera, guardare una pandemia fiction né informa né diverte, forse moltiplica l’ansia. Per di più è un film di bruttezza irrimediabile, clamoroso flop all’epoca, rifiutato dal pubblico e stroncato dalla critica. Un’epidemia di sbadigli, girata quando il genere catastrofico (già trash di per sé) aveva fatto il suo tempo: figuriamoci se poteva resuscitarlo lo stile algido di Steven Soderbergh, che si limita ad accumulare morti che sbavano, sprecando un cast di stelle (la Cotillard, Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Jude Law, Kate Winslet, Elliott Gould). Eppure il plot, pur privo di tensione e progressione narrativa, assomiglia alla nostra brutta realtà, così come la battuta tormentone “Non toccate nessuno”: tutto ruota intorno alla paura di un virus letale che, originato da un pipistrello, si propaga prima in America per poi minacciare la popolazione mondiale, mentre i medici cercano affannosamente un antidoto al contagio. Non viene in mente neppure un film che abbia come tema la pandemia e sia degno di essere visto. “Sahara” di Brett Eisner è un’americanata col fiatone, buona tutt’al più per la vecchia tv dei ragazzi: la dottoressa senza frontiere Penelope Cruz, che indaga su una tremenda epidemia nel Mali, e una coppia di cercatori di tesori (Matthew McConaughey e Steve Zahn) uniscono le forze contro un cattivone che, in combutta con un dittatore, rischia di avvelenare il mondo. Un’avventura classica, memore di “Indiana Jones”, fra la sabbia del deserto e la luce del cielo africano, ma così stereotipata e prevedibile che lo spettatore intuisce con dieci minuti d’anticipo quel che accadrà. Il più noto è “Inferno” di Ron Howard, con Tom Hanks, in cui l’allarmante crescita esponenziale della demografia terrestre spinge un folle a programmare un’epidemia di peste per dimezzare la popolazione mondiale. Farina del sacco di Dan Brown, colpevole dell’inverosimile pasticcio di un romanzo kitsch che coinvolge Dante e Botticelli in un plot balordo. Il più adatto ai complottisti è “Resident Evil the final chapter” di Paul Anderson, con Milla Jovovich: visto che il mondo, tra terrorismo, atomica e scioglimento dei ghiacci, si sta distruggendo, meglio distruggerlo noi subito con un’epidemia letale e salvarci in una futuribile arca di Noè. Così ragiona il cattivo dottor Isaacs, ricco e potente. Ma esiste il vaccino e, tra legioni di zombi e mostri famelici, ci salveranno i cloni. Più che un film è un fumetto tutto azione, botte e mutanti schifosi (con colpo di scena finale), costruito con il meccanismo dei livelli del videogame: dà assuefazione dopo pochi minuti. Lasciate perdere il cinemavirus: il palinsesto di Rai Movie offre ore e ore di Totò e Alberto Sordi.

Fabio Canessa

Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan

 

Lasciate perdere il cinemavirus: il palinsesto di Rai Movie offre ore e ore di Totò e Alberto Sordi (da IL CINEMAVIRUS: UN’EPIDEMIA DI SBADIGLI – Editoriale di Fabio Canessa)

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