IL CONTE CADE DOVE IL DENTE DUOLE


Editoriale del 29 maggio 2018

Il governo Conte è abortito sul nome di Paolo Savona, un ottantaduenne con un curriculum lungo così che fu già ministro del governo Ciampi, ma che ha il difetto di essere critico con l’attuale Unione Europea e di non avere il poster della Merkel in camerina. Quindi il problema non è il dilettantismo dei nuovi barbari, ma il timore di mettere in crisi i mercati e gli accordi europei. Ci pare legittimo e in buona fede (per il bene di tutti dal suo punto di vista) il rifiuto di Mattarella quanto legittima e in buona fede (per il bene di tutti secondo lui) l’impuntatura di Salvini. Ora ci attende una campagna elettorale all’ultimo sangue. Dove è chiara una cosa: chi vuole il cambiamento, dovrà votare i Cinque Stelle o la Lega; chi non lo vuole, si indirizzerà verso PD e Forza Italia. Questi ultimi perciò non potranno appellarsi all’incompetenza degli avversari, perché Savona è tecnicamente più competente di Alfano, di Poletti o della Fedeli e la bocciatura del governo Conte non ha riguardato un novellino sconosciuto ma un esperto navigato. Per Lega e Cinque Stelle sarà facile propagandarsi come gli alfieri del cambiamento, il loro inno dovrebbe essere “C’è chi dice no” di Vasco Rossi, con i riff inquieti delle chitarre. Per PD e Forza Italia, smascherato l’alibi della competenza, sarà molto meno facile: potranno convincerci soltanto se riusciranno a demolire l’idea stessa del cambiamento, presentandolo come un falso mito. Dovrebbero dire a questo punto che lo scontento per l’andazzo attuale è un fantasma alimentato dai media, che le cose non vanno così male come le geremiadi predicano, che il diavolo Europa non è così brutto come lo si dipinge: è anzi il meno peggio, di fronte al salto nel vuoto del cambiamento. Certo, c’è molto da migliorare, ma l’imperfezione (perfino la corruzione) è umana, fa parte di questo mondo e la strada intrapresa è quella giusta. Il loro inno dovrebbe essere “Sì viaggiare” di Lucio Battisti, a indicare che la catastrofe è solo una catastrofe percepita, nutrita dalla paura ansiogena di utopisti scriteriati e malmostosi. Giuseppe Conte si era presentato come l’avvocato difensore degli italiani e loro dovranno convincerci che non abbiamo bisogno di nessun Perry Mason a difenderci, perché nessuno ci ha offeso. La nostra scelta sarà così dettata non dalla posizione politica, perché destra e sinistra sono schieramenti inadeguati all’attuale scenario e più elastici di un chewing gum. A meno che non si sia così di sinistra da schierarci con Potere al Popolo o così di destra da votare Casa Pound, ci divideremo tra la spavalda tentazione di un rutilante e disordinato cambiamento e la cauta rassicurazione di uno status quo ordinato fino al grigiore. Il primo non esclude decrescita a colpi di rinunce (le rischiose Olimpiadi, l’inutile TAV), il secondo assicura tranquilla monotonia nel solco della tradizione anche bancaria. In assenza della palla di vetro per prevedere splendori e miserie di un futuro pentaleghista o legostellato e di un futuro mainstream, faremo gioco forza una scelta estetica o caratteriale, che riguarda la nostra identità più che le nostre idee. Siamo apocalittici o integrati? Preferiamo lasciare la strada vecchia o provare la nuova, sapendo ciò che si perde ma non quel che si trova? Diamo retta al temerario Vasco Rossi o al prudente riformista Lucio Battisti? Meglio dire no (come al referendum) o regolare “il minimo, alzandolo un po’, e non picchieresti in testa, così forte no, e potresti ripartire, certamente non voare, ma viaggiare”?    

Fabio Canessa

Preside del Liceo Olistico Quijote

 

Giuseppe Conte si era presentato come l’avvocato difensore degli italiani e loro dovranno convincerci che non abbiamo bisogno di nessun Perry Mason a difenderci (da  IL CONTE CADE DOVE IL DENTE DUOLE, editoriale di Fabio Canessa)

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