IL CONTRARIO DELLA GUERRA


Editoriale del 8 maggio 2017

Il contrario della guerra è il sudore della puerpera ho pensato una mattina di sole. Era giorno di festa e gli scolari non cianciavano sulla via, passavano solo camion solitari per la pancia verde e distesa d’Inghilterra. Aurèliana mi raccontava di come giorno dopo giorno in attesa fuggisse dal villaggio verso il mare e lì desiderasse il tramonto, in seno ciò che gli altri chiamavano miseria e vergogna. Il contrario della guerra è la solitudine della puerpera prima che sia madre: hanno detto sì come bambine nel gioco, hanno detto sì nel terrore delle società assassine, hanno detto sì come animali morenti che ritornano alla terra. Costruiscono nazioni sulla gloria del martire che eroico brucia e si dissangua, e il sacrificio quotidiano della vita può affondare invece nella letteratura e nel rimpianto. Oggi l’uguaglianza del genere significa saper recidere nella decisione, il sì il no il necessario, l’essere del maschio capace di dare la morte. E ricordo cosa mi disse la guerrigliera curda a Qandil, “dopo averlo ucciso non riuscii a guardarlo negli occhi, e dovevo intervenire perché i miei commilitoni non infierissero sul corpo”. Lo ripete Camus nell’Uomo in rivolta per quel che conta, deviare il corso degli eventi è violenza e significa uscire dal cerchio degli umani. Io mi confondo, ma tutte queste sofisticazioni non esistevano per Aurèliana, che dimenticando sé aveva potuto crescere i tanti volti della bellezza. Insistono da tempo le voci ascoltate nelle città o nella polvere, il contrario della guerra è la puerpera che sogna, il piccolo Edoardo che cammina per le strade del mondo, un campo sterminato e acceso di margherite e poi ancora in volo sull’Atlantico dritta a perdersi nel tramonto di casa. Sì, sì, sì.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Il contrario della guerra è la solitudine della puerpera prima che sia madre: hanno detto sì come bambine nel gioco, hanno detto sì nel terrore delle società assassine, hanno detto sì come animali morenti che ritornano alla terra.(da IL CONTRARIO DELLA GUERRA – editoriale di Luca Foschi)

da Amici miei – Atto II° (1982) diretto da Mario Monicelli.

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