IL DISAGIO CHIAMA E LA PAZZIA RISPONDE


Editoriale del 21 ottobre 2020

A coloro che lamentano ed enfatizzano l’innegabile disagio psichico che si prova a vedere limitati la propria libertà di movimento e l’intreccio delle relazioni dirette con gli altri a causa dell’emergenza del coronavirus, e che vanno in piazza per amplificarlo ulteriormente e gridarlo al mondo intero voglio ricordare, a mo’ di testimonianza e non di insegnamento, ciò che è scaturito da un dialogo a distanza “tra persone che si telefonano e si parlano con piacere, che imparano a conoscersi e a tollerarsi, che si scambiano doni, che ridono quando è divertente e si compatiscono e si preoccupano quando le cose della vita virano verso il loro lato oscuro…”. Queste parole sono tratte dalla Prefazione dello psichiatra e poeta siciliano, trapiantato a Genova, Angelo Guarnieri al libro “Dopo tutto anche tu”, il volume di poesie dettategli per telefono dalla grande poetessa  Alda Merini, internata psichiatrica per circa quindici anni. Libro che racconta con grande tensione emotiva l’incontro (im)possibile di due esseri, ciascuno su una riva della vita, i quali fanno delle parole un fiume che li bagna e li nutre. “Dal ’95”, spiega Guarnieri rievocando questo incontro, “io e Alda ci sentiamo per telefono, ogni quindici giorni. Conversazioni lunghe, piene di emozioni, parole, pianti. Lei ha saputo coniugare questo suo essere grande poetessa con la sofferenza psichica, traendone nutrimento”, appunto. Per dare, sinteticamente, il senso di ciò che possiamo trarre dalla lettura di questo dialogo per lenire, almeno, il disagio che ci tormenta e dal quale non riusciamo a liberarci basta riportare una piccola parte di questo dialogo, più potente e significativa di migliaia di pagine scritte e pubblicate senza ispirazione e senza costrutto che circolano nel mercato della carta stampata:
Guarnieri: “E che cos’è allora per Lei la felicità?”
Merini: “La pazzia: io credo che si identifichi molto… Si avvicina perché il pazzo a un certo punto smette di sperare, di crescere, e crede solo in sé stesso. E si accorge che, forse come il poeta, è la cosa più bella che Dio abbia creato” (A. Merini, ‘Dopo tutto anche tu’, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova, 2003).
Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

“Il pazzo a un certo punto smette di sperare, di crescere, e crede solo in sé stesso. E si accorge che, forse come il poeta, è la cosa più bella che Dio abbia creato”.
Da IL DISAGIO CHIAMA E LA PAZZIA RISPONDE – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

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