IL FUMO DEL GAS


Editoriale del 19 aprile 2018

Mi domando se nonostante lo sdegno universale per l’utilizzo di armi chimiche a un secolo dai morti di Ypres e lo stupore per l’esistenza nel mondo di gente così crudele (non si uccidono così anche le mosche?), non preferisca morire così piuttosto che- come normale, lecito, igienico- colpito da un missile bello e intelligente, oppure per l’esplosione di MOAB (la madre di tutte le bombe) o di Little Boy 2 (immagino si chiamerebbe così), una bomba atomica più potente di quelle che a Hiroshima e Nagasaki uccisero, in un sol colpo o dolorosamente e lentamente nell’arco di decenni, centinaia di migliaia di persone. Qualche volta il vento o le correnti hanno riportato indietro i fumi giallo-verdastri del gas nervino uccidendo chi l’aveva diffuso, ultima speranza di vendetta di chi sta asfissiando. Non so se ne avrei qualcuna mentre muoio sotto i colpi del fucile a ripetizione del mio vicino di casa.

 

Marco Schintu

(Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

Qualche volta il vento o le correnti hanno riportato indietro i fumi giallo-verdastri del gas nervino uccidendo chi l’aveva diffuso, ultima speranza di vendetta di chi sta asfissiando (da IL FUMO DEL GAS, editoriale di Marco Schintu)

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