IL GIOVANE MARK


Editoriale dell'8 marzo 2014

C’è qualcosa, in ogni storia di omicidio, che la rende interessante. Certe lo sono per le motivazioni che hanno spinto l’assassino a uccidere, altre per le dinamiche del delitto, altre ancora per il nome della vittima. Alcune, le più incredibili, hanno tutti questi elementi.
Mark David Chapman è un detenuto americano rinchiuso da trentatré anni in una cella di isolamento, ma non si sente solo. Con lui ci sono, nella sua mente, dei piccoli omini che lo adorano e lo chiamano “Signor Presidente”. Gli stessi omini che gli facevano compagnia da ragazzo, quando non aveva amici; gli stessi omini che trentatré anni fa hanno cercato invano di convincerlo a non uccidere John Lennon. Lui fa di tutto per loro, canta sempre le canzoni dei Beatles per rallegrarli e li ascolta, ma l’8 dicembre del 1980 ha preferito fidarsi di un altro abitante della sua mente, un personaggio con la voce molto più suadente di quella degli omini, il cui nome è Satana.
Quella mattina Chapman aveva comprato per l’ennesima volta una copia de “Il giovane Holden”, poi aveva aspettato Lennon davanti alla sua abitazione: il palazzo Dakota di New York. Quando Lennon era uscito, Chapman gli aveva chiesto un autografo, ma non aveva avuto il coraggio di ucciderlo. Gli aveva sparato al suo ritorno, sei ore più tardi. Poi, aveva aperto Il giovane Holden e si era messo a leggere.

Nella foto: John Lennon che firma la copertina di Double Fantasy a Mark Chapman.

Raffaella Mulas
(Oscurologa di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da The Killing of John Lennon (2006) diretto da Andrew Piddington

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