IL KAMASUTRA DEL RINASCIMENTO


Editoriale del 20 aprile 2021

Il 20 aprile del 1492 nasceva Pietro Aretino, inventore della pornografia d’autore e del primo fumetto della storia. Ad alta gradazione erotica, perché farina del sacco di quel linguacciuto, che forse esagerò nel prendersi eccessive licenze e infatti pagò cara la sua trasgressiva intemperanza. Siamo fra il 1523 e il 1524, quando la censura pontificia imprigionò Marcantonio Raimondi per aver inciso sedici disegni di Giulio Romano, che illustravano altrettante posizioni amatorie. Ricorrendo all’amico Giulio de’Medici, diventato papa col nome di Clemente VII, l’Aretino riuscì a ottenerne la scarcerazione. Ma, non contento del risultato, volle dare il suo imprimatur a quel raffinato kamasutra, componendo sedici sonetti (più altri due come epilogo) che dessero voce e gemiti alle illustrazioni. Amplificando così l’imbarazzante oscenità delle figure con un sonoro ancora più esplicito, caratterizzato da una foga linguistica che si sforza di corredare i vari accoppiamenti con un’ossessiva terminologia sessuale, incastonata in versi di scansione dialogica. In modo da rispecchiare, anche foneticamente, il pendant parlato del piacere dell’orgasmo, al suo culmine. Come se non bastasse, distribuisce, ai personaggi raffigurati nell’intreccio degli amplessi, nomi appartenenti a persone reali, cortigiani e poeti, e sferza, con pesanti insulti, tutto l’ambiente che aveva avversato i disegni di Romano. Lo scandalo provocò all’incauto Aretino un’ostilità così unanime da costringerlo a fuggire da Roma e riparare a Mantova. Anche il libro dovette subire rovesci di fortuna, se è arrivato a noi solo attraverso un esemplare (databile al 1530), dal quale sono tratte le varie edizioni che si possono trovare in libreria. Versi di formidabile oscenità e di singolare sfrenatezza, al servizio di un virtuosismo orgiastico che, mentre ci lascia ammirati dalla sapienza artistica di un poeta capriccioso fino alla spavalderia, ci rintrona con l’espressionismo del turpiloquio. Basta l’incipit del primo sonetto a sprigionare il senso dell’operazione: “Fottiamci, anima mia, fottiamci presto,/ poi che tutti per fotter nati siamo;/ e se tu il cazzo adori, io la potta amo:/ e saria il mondo un cazzo senza questo”. Vi assicuriamo che si tratta dei versi più pudichi dell’intera raccolta. Buon compleanno al sublime sporcaccione che anticipò Bukowski di mezzo millennio.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Amplificando così l’imbarazzante oscenità delle figure con un sonoro ancora più esplicito, caratterizzato da una foga linguistica che si sforza di corredare i vari accoppiamenti con un’ossessiva terminologia sessuale, incastonata in versi di scansione dialogica. In modo da rispecchiare, anche foneticamente, il pendant parlato del piacere dell’orgasmo, al suo culmine.”

Da IL KAMASUTRA DEL RINASCIMENTO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote ad Aristan)

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