IL LETTO E LE SCARPE (memorie di un separato)


Editoriale del 15 gennaio 2021

Torno a casa, stanco, qualche volta mi succede di esserlo, mi spoglio in fretta per stare comodo, mi siedo sul letto, mi tolgo le scarpe senza slacciarle, le calze senza rivoltarle, e cerco le pantofole. Le avevo lasciate ai bordi del letto, pronte all’uso. Non ci sono. Mi piego in avanti, frugo con la mano sotto il letto, niente, non sono lì. Guardo dentro il comodino, neanche lì. Mi metto in ginocchio e controllo sotto il letto: eccole, una a ponente e l’altra a levante, ben in linea col centro del letto, simmetriche, ben distanti da me e tra di loro. Mi devo chinare, allungare il braccio in vari tentativi che vanno a vuoto per soli due centimetri, e infine recuperarle ad una ad una con l’aiuto di una scarpa.
Chi le ha messe sotto il letto? Nessuna indagine da aprire. È mia moglie, che le fa sparire dalla vista dei possibili nostri ospiti in visita al primo piano della nostra casa per ammirare La Gioconda e gli altri splendidi quadri che abbiamo.
Mai una volta che le mie scarpe si trovino a lunghezza di una mia facile presa. Ormai ci sono abituato. Ma è una di quelle abitudini che invece di creare assuefazione creano accumulo di fastidio. Lei dice che non può lasciarmi fare, non può farmela passare neanche una volta, perché io sono molto pigro, disordinato, menefreghista e vado corretto.
Un discorso che avrei potuto considerare giusto se non fosse che anche lei lascia le sue scarpe in giro, e lascia anche gli orecchini su vari punti del letto, ma fatto da lei, che dice di essere ordinata, assume le sembianze di una cosa episodica, una distrazione. Se lo faccio io ha l’aria di una predisposizione, di una brutta abitudine connaturata, acquisita e resa normale nella mia vita precedente con mia madre e i miei fratelli. Una tara comportamentale con matrici culturali e sociali. Sono autore unico, ma beneficio dell’associazione a delinquere.
Mi sono fatto carico delle mie colpe. Dal momento che sono una persona che non teme di ammettere le proprie mancanze, ho promesso varie volte che avrei cercato di migliorare.
Però, dal momento che lei non possiede queste mie doti di umiltà e di buona disposizione, e non sarei mai arrivato a una soddisfazione logica nello scambio di opinioni, ho pensato bene di risarcirmi da me.
Anche per contraccambiare gli intenti educativi. Quando vedo le sue scarpe ai bordi del letto le sistemo con precisione al centro del letto, non sopra ma sotto, aiutandomi col bastone della scopa. Essendo più bassa di me lei non ci arriva facilmente e deve aiutarsi perlomeno con lo stesso bastone della scopa, che si trova in un angolo nascosto, al piano di sotto. Lo fa ogni volta sbuffando e lamentandosi, specie d’estate. Rimane però pervicacemente convinta che le scarpe, le mie, vadano messe sotto il letto e nascoste alla vista.
Da un po’ di tempo sospetta che sia io l’autore di quegli spostamenti e non la sua compulsione all’ordine. Io ogni volta mi nego accusandola di grossi sbalzi di memoria.

Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)


“Quando vedo le sue scarpe ai bordi del letto le sistemo con precisione al centro del letto, non sopra ma sotto.”
Da IL LETTO E LE SCARPE (memorie di un separato) – Editoriale di Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

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