IL LOCKDOWN EGIZIANO


Editoriale del 1° giugno 2021

Oggi è fissata l’udienza per la liberazione di Patrick Zaki. Il suo lockdown è iniziato prima del nostro, l’8 febbraio 2020, quando ancora ignoravamo le dimensioni della pandemia, non l’ha trascorso in casa ma in una cella del carcere del Cairo e non è mai finito. Arrestato per “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici” in seguito a una decina di interventi su Facebook in favore dei diritti umani, che l’atroce uccisione di Giulio Regeni dimostra quanto stiano a cuore al governo egiziano. Che ha accusato di “propaganda sovversiva” (in Egitto punita anche con 25 anni di carcere) alcune frasi umanitarie, espresse con toni moderati. Infatti le accuse non sono precise, il mandato d’arresto è falsificato e, ogni volta che viene fissata un’udienza per chiarire meglio l’imputazione, la data viene continuamente rinviata. Prima ogni 15 giorni, poi ogni 45. La detenzione preventiva continua con questo stillicidio “fino a data da destinarsi”. Che oggi sia la volta buona se lo augurano tutti ma non ci crede nessuno. Nel frattempo, oltre al rischio Covid, Zaki è apparso visibilmente provato e dimagrito, nelle rarissime occasioni nelle quali la madre e gli avvocati hanno avuto il permesso di vederlo. Dicono che è stato bendato, picchiato e torturato con scariche elettriche: per i suoi aguzzini è colpevole anche di stare scrivendo una tesi sull’omosessualità. Il Senato italiano ha inoltrato il 14 aprile la richiesta al governo di dare la cittadinanza italiana a quello studente dell’Università di Bologna e, per votare a favore, la novantunenne Liliana Segre è partita da Milano. Un modo per premere con maggiore autorevolezza sullo stato egiziano per la scarcerazione. Dispiace che Draghi, durante una conferenza stampa, prima abbia dribblato la domanda di un giornalista sul caso Zaki, poi abbia risposto in modo sbrigativo “È un’iniziativa parlamentare, il governo non è coinvolto al momento”. La stampa italiana, molto amica di Draghi e più preoccupata del nostro lockdown che di quello di Zaki, ha glissato e solo Amnesty International lo ha definito un atteggiamento “grave”, un “brutto segnale”. Quella voluta da Al-Sisi, un grande leader rinascimentale secondo Matteo Renzi, non è solo una feroce prepotenza politica, è un’assurda tragedia esistenziale. Se non fosse inflazionato e consunto, l’aggettivo “kafkiana” sarebbe quello più appropriato.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“È un’assurda tragedia esistenziale. Se non fosse inflazionato e consunto, l’aggettivo “kafkiana” sarebbe quello più appropriato.”
Da IL LOCKDOWN EGIZIANO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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