IL MAIALE


Editoriale del 17 gennaio 2013

Oggi gran festa nel mio casale, si ammazza il maiale. Da noi è un evento sacro: il maiale ci sfamerà per tutto l’inverno. Pensate cosa ne ricaviamo: oltre la carne, che possiamo conservare sotto sale, abbiamo lardo, salsicce, salami, prosciutti; persino le interiora vengono utilizzate per preparare delle vere leccornie. Il vino comincia a girare fra gli invitati, tutti i vicini di casa e le persone più importanti di Aristan. Si brinda al dio maiale e alla sua generosità. Il vino scorre a fiumi, i suonatori di launeddas (uno strumento musicale locale) riscaldano l’ambiente, le donne offrono a tutti mostaccioli e bianchetti. Poi, il maiale: viene portata al centro dell’aia una vecchia scrofa. Oh, la conosco bene, ha figliato un’infinità di volte qui da noi, ormai è una di casa. Emette grugniti striduli, le narici dilatate, percepisce il pericolo. Mi viene consegnata una lunga e affilatissima leppa, tocca al padrone di casa eseguire il sacrificio. Non scherziamo, non ho mai ucciso nessuno e il sangue mi fa orrore. Mi sento sfilare l’arma di mano, è la mia controfigura. Con gestualità rituale e precisa conficca il coltello nel giugulo della bestia, ne fa fuoruscire il sangue e attende la sua morte. Riprende la festa: canti, balli, launeddas e mostaccioli. Un rumore stonato viene da dietro il pozzo: è lei, singhiozza.

Pietro Serra
(Capitano medico, ambasciatore di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

Ho visto un re cantata da Enzo Jannacci e Dario Fo

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