IL MONDO IN UNA CABINA (FUMATORI)


Editoriale del 9 febbraio 2020

Della cabina fumatori accanto al gate 9 – sei alla volta a soffiarsi addosso fumi e scali e ritardi e lacrime represse delle partenze – rimangono sospese nell’aria torbida le cose essenziali del mondo. Ci sono i due che se ne vanno discutendo: “Frate, hai sbagliato. Hai rubato e io ora al capo glielo devo dire”. “Frate se è per questo tu hai tradito mia sorella”. Due bambini con i ricciolini sgranocchiano uno snack sotto la coltre di fumo e fanno finta di essere nello spazio. Una ragazza giapponese aspira una sigaretta verde alla menta e poi mi regala il pacchetto. Fuma solo in Europa, dice, in Europa fumano tutti. C’è un sudamericano corpulento che declama gli orari dei suoi voli intercalando con profondissimi “mi amorrr”, “vida mia” e il suo sguardo è così intenso che le tre donne lasciano consumare la loro sigaretta trasognate. Anche la palermitana che insegna a Milano. Una volta alla settimana, dice stravolta dal pendolarismo. Si aspetta comprensione. “Io tutti i lunedì dalla Sardegna a Roma”, dico. Ma vince uno smilzo che è al terzo colloquio. Arrivato dalla Germania e neanche questa volta l’hanno preso. Un ragazzino con la cresta guarda un video a tutto volume in una lingua inventata e ride. La Giapponese esce e lascia il posto a una signora anziana, che si inquadra con lo smartphone. Un selfie dalla cabina fumatori. Minchia. Il sudamericano e io teniamo le porte aperte. Entra una donna disabile, trasportata su una lunga carrozzina, la figlia a reggere il mozzicone. La porta non si chiude ma il sudamericano la fa accendere. Nessuno osa dire che sta fumando fuori dallo spazio designato. Fumare è un diritto, dice una ragazzina mora in un inglese incerto e siccome io sorrido mi invita a casa sua in Libano, perché anche vedere il Libano, dice, è un diritto. Una donna pallida dice due frasi incomprensibili e si vede che è sul punto di piangere. Il ragazzino punk le poggia una mano sulla spalla, con dolcezza, e le sussurra: “non so che cazzo stai dicendo”. Prima di andare via distribuisco le sigarette nipponiche alla menta. Mi piace pensare che finiranno in cinque nazioni diverse. Forse anche all’amorr della vida del tipo cileno.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Fumare è un diritto, dice una ragazzina mora in un inglese incerto e siccome io sorrido mi invita a casa sua in Libano, perché anche vedere il Libano, dice, è un diritto (da IL MONDO IN UNA CABINA (FUMATORI), editoriale di Eva Garau

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