IL NAZIONALISMO SPIGATO AGLI ALIENI


Editoriale del 22 settembre 2019

Mica è semplice capire cosa sia il nazionalismo e tanto meno la nazione. Stratificata nel tempo, calcificata in forme bizzarre e corrosa dagli eventi, l’appartenenza nazionale è intrappolata sotto una crosta di miti, somiglianze, costumi, valori, lingua, religione. Che sia inventata come quella padana, negata come quella curda, imperialista ma multiculturale come quella britannica, francese facile facile basta che nessuno sia diverso, non ha importanza. Ci armiamo ogni giorno per difenderla e le bandiere – allo stadio o in parlamento– ci ricordano chi siamo, ma soprattutto cosa non siamo. A minacciare l’esistenza di questo sentimento rattoppato a ogni strappo della storia, al di là delle contingenze, sempre lo spettro dell’altro. Basterebbe leggere Montale («Codesto solo oggi possiamo dirti/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo») per capire il trucco, per svincolarsi dalle certezze e dai lacci. Ma anche un verso in mano ai nazionalisti diventerebbe un inno all’esclusione. L’unica possibilità per spiegare il nazionalismo senza pregiudizi, dice Hobsbawm, è quella di immaginare uno sbarco alieno sul nostro pianeta. Gli alieni, se arrivassero oggi in Italia, si farebbero un’idea precisa. L’identità spara per la strada e i leader politici fanno spallucce: è colpa dell’immigrazione. L’identità fa la ronda, arbitro di chi è dentro e chi è fuori. E usa un linguaggio strano, si batte il petto ma punta il dito. Piagnucola e poi tira calci. Strilla una parola, razza, poi si pente, poi si compiace al primo applauso. Sfascia tutto ma giura che non è stata lei. No, gli alieni è meglio che non arrivino all’improvviso. Che sbarchino un giorno in cui l’identità è in ordine, senza avvisare non si va a casa di nessuno. Si rischia di trovare l’identità in mutande, con i postumi di una brutta sbornia, arruffata e struccata, di questi tempi. Oggi meglio di no, ché di fronte agli alieni l’italianità ci farebbe una colossale figura di merda.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Basterebbe leggere Montale («Codesto solo oggi possiamo dirti/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo») per capire il trucco, per svincolarsi dalle certezze e dai lacci.

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