IL PARADOSSO DEL CERVELLO


Editoriale del 26 luglio 2013

Amo i paradossi perché in essi, e non nelle evidenze, si annida la verità. La proposizione “Io mento” – che è vera solo se è falsa e viceversa – ha contribuito più di tanti trattati a chiarire la questione del rapporto tra vero e falso.
Un paradosso sorprendente è quello del cervello che, come ci dicono i neuroscienziati, non raccoglie dati sul mondo esterno, ma parla soprattutto a se stesso. Così facendo, intrecciando sapientemente mondi di dentro, riesce a farsi rappresentazioni mirabili del mondo di fuori. Tecnicamente è autistico, è tutto concentrato su di sé, sulla propria organizzazione interna. Così facendo, però, percepisce le modificazioni che la relazione con la realtà determina sulle sua organizzazione e, attraverso queste differenze, riesce a catturare i processi esterni.
La conoscenza è così il risultato di un porre mente al corpo attraverso il cervello. E se comprendessimo di più il funzionamento di questo nostro gioiello ci renderemmo conto che le maggiori conquiste dell’uomo sono il frutto del concorso di una salda coscienza e conoscenza del proprio mondo interiore abbinata alla capacità di apprezzare e valorizzare le differenze. Tutte le differenze rispetto a ciò che siamo.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

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