IL PECCATO DIMENTICATO


Editoriale del 27 ottobre 2013

A cosa serve un cuore quando sembra non provare più niente? Com’è possibile che per l’evoluzione dell’uomo sia stato utile conservare la mancanza di energie e l’aridità di voglie e di speranze? Eppure noi, conquistatori di abissi e continenti, siamo riusciti a trarre vantaggi persino dall’incapacità di fare e di volere. Gli accidiosi sono spesso persone in grado di portare a termine i compiti che vengono loro affidati, magari non tutti e mai tutti insieme, con i loro tempi magari ma ci riescono. Sono gregari e sono fedeli, fedeli al gruppo e agli ideali. Sono immuni dalle gravi depressioni, dalle malinconie distruttive e i sensi di colpa impediscono loro di compiere gesti inconsulti.
Così gli accidiosi non si consumano, non abusano del proprio corpo e della propria vita. Certo, la specie ha avuto bisogno di loro, delle loro paure e delle ansie, perché mentre i coraggiosi spinti dalla lussuria, dalla gola e dalle passioni, si avventuravano in territori sconosciuti e inesplorati tanto da non riuscire a tornare indietro, qualcuno doveva presidiare gli spazi che erano stati conquistati.
L’accidia porta un altro innegabile vantaggio, l’elogio della lentezza, delle pause. Indolenti e stanchi si vedono vivere e soprattutto vedono vivere gli altri. Come mai allora è diventata un vizio capitale?
Perché l’accidia è anche una malattia dell’animo, che colpisce intelletto, volontà e umore. E ogni delitto contro una di queste qualità diventa un peccato contro la propria persona e contro il Creatore che ci aveva concepito a sua immagine e somiglianza. Un Demiurgo e Dio che aveva forgiato l’universo in soli sei giorni, dimostrando che la linea tracciata per l’uomo non era quella dell’inutile attesa.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Seven (1995) diretto da David Fincher e interpretato da Brad Pitt, Morgan Freeman e Kevin Spacey

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