IL PEGGIOR DI TUTTI I MALI


Editoriale del 27 marzo 2018

“Non è ver che sia la morte/ il peggior di tutti i mali:/ è un sollievo de’ mortali/ che son stanchi di soffrir”. La lieve cantabilità degli ottonari settecenteschi di Pietro Metastasio sembra adeguata colonna sonora delle cronache di questa Settimana Santa. Il peggior di tutti i mali è la sofferenza, quella che l’infermiere sardo Giovanni Setti sperimentava ogni giorno nei suoi pazienti. Quando otto anni fa i medici gli diagnosticarono un male incurabile, ha inviato a La Nuova Sardegna il suo necrologio, da pubblicare sul quotidiano dopo la sua morte, avvenuta qualche giorno fa a 71 anni: “Sono morto. Peccato, perché è bella la vita!”. Il peggior di tutti i mali è la solitudine, quella che il veneziano Lelio Baschetti ha sperimentato tutta la vita: è morto a 68 anni nella sua casa di calle del Cristo (nomen omen) nel settembre 2011, ma il suo cadavere è stato scoperto solo la settimana scorsa da un vicino che, trovata aperta la porta, si è trovato davanti un corpo scheletrico mummificato tra vestiti impolverati, libri ingialliti, spazzatura pietrificata e un portafogli con 700 euro pieni di ragnatele. Era un docente di matematica del Liceo Artistico, in pensione, rimasto per sette anni a casa morto senza che nessuno se ne accorgesse; probabilmente un ladro è entrato pochi giorni fa ed è scappato terrorizzato senza rubare nulla, lasciando la porta aperta. La sorella, con cui aveva rotto i rapporti, erediterà la sua casa e i 100 mila euro che aveva in banca. Emblematico il ricordo di una sua studentessa dell’ultimo anno di insegnamento; intervistata, ha raccontato che, il primo giorno di scuola dopo le vacanze, il prof. Baschetti esordì così: “Scusate se faccio fatica a parlare, ma non ho parlato con nessuno per tutta l’estate”. Intanto nei cinema sta avendo un buon successo “Metti la nonna in freezer”, una commedia nera nella quale una giovane restauratrice congela il cadavere della nonna per non perdere la sua pensione. Che il peggior di tutti i mali sia la miseria? Per l’Italia il male di oggi è quello di essere un paese di vecchi, dunque di sofferenza e solitudine, dove la speranza nel futuro è la pensione della nonna. I versi di Metastasio, il sorridente autonecrologio di Setti e il film di Fontana e Stasi, più che la morte, sembrano voler esorcizzare la vita del professor Baschetti.

Fabio Canessa
Preaide del Liceo Olistico Quijote

Per l’Italia il male di oggi è quello di essere un paese di vecchi, dunque di sofferenza e solitudine, dove la speranza nel futuro è la pensione della nonna

da Kundun (1997) diretto da Martin Scorsese

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