IL PIACERE CHE PENSA A SE STESSO


Editoriale del 5 settembre 2013

C’è un tipo di seduttore, ci dice Kiekegaard, quello sensuale, che è spinto dall’immediatezza del proprio desiderare, sicché vedere, desiderare e amare per lui non sono tre momenti distinti in successione logica e temporale, bensì le tre facce d’uno stesso atto – la seduzione – che ha valore e significato di per sé.
C’è una fase del piacere, conferma oggi lo studio del cervello, quella appetitiva, che consiste in uno stato di eccitazione tale da sostenere il comportamento di ricerca e di approccio all’oggetto del desiderio in modo indipendente dai tratti distintivi di esso. Il fumo a un primo approccio disgusta, ma poi ne siamo stimolati. Il giocatore d’azzardo è attratto dal rischio perché gli stimoli associati al gioco acquisiscono proprietà incentivo-motivazionali a sé stanti.
Solo in una diversa fase del piacere, quella consumatoria, il comportamento tiene conto dell’oggetto del desiderio e si diversifica secondo schemi legati alla sua specifica natura. È il caso, ad esempio, del cioccolato, che ci piace perché il suo sapore appaga il nostro gusto.
Forse è proprio la tendenza del piacere a pensare a se stesso e ad autoalimentarsi, guidato dalla forza autopropulsiva che esso esibisce nella fase appetitiva, la radice del fenomeno sconvolgente del femminicidio. Si crede di amare qualcuno mentre invece si è spinti da un desiderio che ha un effetto seducente autonomo, che vuole solo appagare se stesso, senza alcuna considerazione per la persona verso la quale crede d’essere rivolto.

Silvano Tagliagambe

(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

Sex & Drugs & Rock & Roll (1977) cantata da Ian Dury (Harrow, 12 maggio 1942 – Londra, 27 marzo 2000)

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