IL ROMANZO BRUCIANTE DI UN'ESTATE ARDENTE


Editoriale del 9 luglio 2019

La letteratura austriaca fra Ottocento e Novecento ha saputo sondare, come nessun altra, l’animo umano con finezza di scrittura e genialità di invenzioni. Da Musil a Roth, da Stifter a Schnitzler, costituisce una miniera preziosa di libri imperdibili per la formazione della coscienza europea. In questa estate ardente ve ne consigliamo uno perfetto da leggere sotto l’ombrellone: “Bruciante segreto” (edito da Adelphi), firmato da Stefan Zweig (1881-1942), considerato un minore nel contesto di quei giganti, struggente cantore del “Mondo di ieri” e attento narratore di palpiti segreti e di febbricitanti personaggi alle prese con gli agguati e le tentazioni della vita. In questo bellissimo romanzo, Zweig concerta una sinfonia del desiderio e della colpa, che è insieme crudo Bildungsroman e sciarada dei sentimenti. Cogliendo con intensa sensibilità il momento decisivo in cui “una donna comincia a pentirsi di essere stata fedele a un marito che in fondo non ha mai amato, e in cui il purpureo tramonto della bellezza le consente ancora un’ultima improrogabile scelta tra ruolo materno e femminilità”, narra il complicato triangolo psicologico, dal bruciante sottinteso erotico, fra una madre, suo figlio dodicenne e uno scaltro dongiovanni in cerca d’avventure amorose. Nella serena location di un albergo in una amena località di villeggiatura, quel birbante conquista la simpatia del ragazzino, raccontandogli eroiche avventure esotiche, ma mira a portarsi a letto la mamma. La quale, dopo un iniziale riserbo, non disdegna le attenzioni del giovane e, oscillando “fra ardente voglia di vivere e spirito di sacrificio”, sarebbe pronta a concedersi. Ma la coppia fedifraga non ha fatto i conti con il bambino che, sentendosi doppiamente tradito dalla tutela materna e dal suo nuovo amico adulto, impara a odiare e, dunque, a diventare grande. L’abilità di Zweig sta tutta nel far trasparire con pochi tocchi l’urgenza dei sensi e l’obbligo del dovere, l’irrequietezza degli animi e il savoir faire dei comportamenti, i turbamenti dell’infanzia e quelli, non meno laceranti, della maturità, gli imbarazzi e la passionalità, il timore e la voluttà dell’abbandono. In cifre di eleganza viennese, per cui dietro la facciata rispettabile si nascondono il gioco della seduzione, i soprassalti della sensualità e quel “groviglio di felicità e di infantile disperazione” che caratterizza il confuso carattere dell’adolescenza. Per dimostrare quanto la sofferenza sia capace di farci crescere, perché “nulla acuisce l’intelligenza più di un sospetto appassionato, nulla sviluppa tutte le possibilità di un intelletto ancora immaturo, quanto una pista che si perde nel buio”. E tesse mirabilmente la poetica mitteleuropea, quella dei “mobili graziosi e nervi ultrasensibili” espressa da Hugo von Hofmannsthal nel suo saggio più illuminante.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

La letteratura austriaca fra Ottocento e Novecento ha saputo sondare, come nessun altra, l’animo umano con finezza di scrittura e genialità di invenzioni (da IL ROMANZO BRUCIANTE DI UN’ESTATE ARDENTE – Editoriale di Fabio Canessa)

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