IL RUBAMINIGONNA


Editoriale del 23 settembre 2020

Alzi la mano chi non ha mai giocato al rubabandiera, che consiste nel contendersi un trofeo, costituito da un pezzo di stoffa qualsiasi, strappandolo dalle mani di un porta-bandiera.
Questo gioco è tornato di moda nelle cronache del nostro tempo con una variante un po’ ridicola: da bandiera, oggetto della contesa, funge una minigonna e le due squadre che si confrontano sono capitanate, rispettivamente, da Francesco Bellomo, ex Consigliere di Stato che imponeva alle allieve della sua Scuola di formazione giuridica avanzata di indossare questo indumento come requisito obbligatorio per poter continuare a frequentare le sue lezioni, e la vicepreside di un liceo della Capitale, il Socrate, che avrebbe invece invitato le alunne a bandire questo capo di abbigliamento per evitare di “indurre in tentazione” i loro professori. Così un passatempo infantile sta diventando la metafora di un serioso confronto sui valori in base ai quali educare le nuove generazioni, in questo caso femminili, e dettare loro i comportamenti da seguire, a cominciare dal vestiario ammissibile. Quello che impressiona, nell’uno e nell’altro atteggiamento dei due capitani, entrambi impegnati sul fronte della formazione e dell’istruzione, è la convinzione che insegnare equivalga a prescrivere, a imporre norme rigide anche su aspetti futili. Idea che farebbe rabbrividire Robert Musil, l’impareggiabile autore de ‘L’uomo senza qualità’, il quale nel suo romanzo ha scritto: “Se c’è il senso di realtà, e di questo nessuno dubiterà, poiché è legittimo che esista, allora deve esistere anche qualcosa che si può chiamare senso di possibilità. Chi lo possiede, non dice ad esempio: «Qui è accaduto, accadrà, o deve accadere questo o quello», ma dirà: «Qui potrebbe, o dovrebbe accadere questo»; e se di qualcosa gli si spiega che è come è, allora penserà: «Certo, ma potrebbe anche essere diversamente». Questi individui della possibilità vivono, come si suol dire, in una trama più sottile, fatta di fumo, immaginazione, fantasticherie e congiuntivi; se un bambino manifesta una tale tendenza, gliela si fa passare con metodi energici e, davanti a lui, quelle persone vengono definite visionarie, sognatrici, vigliacche e saccenti o criticone”. Le alternative e le possibilità di scelta che lasciamo oggi alle nuove generazioni diminuiscono sempre più e sono ormai ridotte paurosamente al lumicino: vogliamo almeno evitare di renderci ridicoli facendo passare ai nostri giovani, con metodi più o meno energici, persino la voglia di vestirsi come preferiscono?

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

“Se c’è il senso di realtà, e di questo nessuno dubiterà, poiché è legittimo che esista, allora deve esistere anche qualcosa che si può chiamare senso di possibilità”
Da IL RUBAMINIGONNA – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

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