IL TEMPO IN ITALIA


Editoriale del 26 giugno 2018

Cervinia, primi anni Cinquanta. Uno sciatore scende da Plateau Rosa, finisce fuori pista e muore precipitando in un crepaccio nei pressi della località Cime Bianche, a 3100 metri. Alto 1,75, di mezza età, portava occhiali da miope e un foulard di seta rossa, in tasca aveva 5 lire e un abbonamento per la funivia da 60 corse. Ai piedi costosi sci Rossignol per sciatori esperti, con bastoncini in metallo e scarponi di lusso. I suoi resti riaffiorano dopo oltre sessant’anni, grazie allo scioglimento del ghiacciaio del Ventina. Però non sappiamo chi fosse (unico indizio le iniziali M.M. cucite sulla camicia): all’epoca “Chi l’ha visto?” non c’era, anzi non c’era neppure la televisione. Né il meteo che poteva mettere in guardia lo sfortunato sciatore da nevicate o tempeste. Fu nel 1968 che esordì alla Rai il colonnello Edmondo Bernacca con la prima rubrica tv di previsioni del tempo, intitolata “Il tempo in Italia” (poi diventata dagli anni Ottanta “Che tempo fa”). La sua figura occupa un posto d’onore nei ricordi d’infanzia di chi supera i cinquanta, accanto al maestro Manzi e al Mago Zurlì: il tempo meteorologico trascolora nel tempo della memoria, perduto e ritrovato non da Proust ma da Techetechete. Un tempo in bianco e nero, che sembrava normale mentre scorreva e invece alla distanza si è rivelato eccezionale: sembravano normali cantanti come Battisti, De André, Dalla, Gaber e Jannacci, attori come Sordi, Tognazzi, Gassman, Manfredi, Mastroianni e Volonté, registi come Fellini, De Sica, Rossellini e Pasolini, teatranti come Fo, Poli, Strehler e Ronconi. Quando al loro posto ci siamo ritrovati i vincitori dei talent, Siani e Castellitto, Sorrentino e Guadagnino, si è capito che era invece l’età dell’oro, tanto che per renderci potabili quelli di ora abbiamo santificato quelli di allora. E’ dunque comprensibile che, dopo cinquant’anni, venga dedicato un museo a Edmondo Bernacca, che di quel tempo (mitico) fu il sacerdote del tempo (meteorologico): il MeteoMuseo Edmondo Bernacca è stato inaugurato qualche giorno fa a Fivizzano (dove il colonnello abitava e morì nel 1993) e mostrerà carte geografiche, strumenti multimediali, pubblicazioni accademiche e divulgative, cimeli e materiale vario su clima e temperature, con al centro una vera e propria stazione meteo. Per farne non solo un raccolta di memorie passate, ma un luogo di ricerca per il futuro. Intanto la polizia valdostana e la scientifica di Torino indagano per risolvere l’enigma dello sciatore e, armati del suo Dna, scoprirne l’identità, cercando tra gli scomparsi dell’epoca nei registri dei comuni e delle parrocchie. Lo Sciatore Ignoto, inghiottito e poi risputato dal ghiaccio, non ha fatto in tempo a conoscere né i mostri sacri dell’età dell’oro né i mostri tout court attuali, non sa chi è Bernacca né Berlusconi: almeno una puntata di Techetechete dovrebbero dedicargliela.  

Fabio Canessa          

Preside del Liceo Olistico Quijote

 

Fu nel 1968 che esordì alla Rai il colonnello Edmondo Bernacca con la prima rubrica tv di previsioni del tempo, intitolata “Il tempo in Italia” (poi diventata dagli anni Ottanta “Che tempo fa”). La sua figura occupa un posto d’onore nei ricordi d’infanzia di chi supera i cinquanta, accanto al maestro Manzi e al Mago Zurlì (da IL TEMPO IN ITALIA, editoriale di Fabio Canessa)

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