IL TERREMOTO


Editoriale del 21 settembre 2017

Il terremoto lo sorprese nel suo studio mentre con penna e calamaio, su un prezioso foglio di carta pergamena, provava a esprimere alla moglie, a cinquant’anni dalle nozze, l’amore che non era riuscito a manifestarle in una vita intera. Il lampadario iniziò a oscillare, poi sentì un sibilo, un tuono sordo e potente invase la stanza, le pareti e il pavimento tremarono. In un millesimo di secondo si ritrovò disteso sotto la scrivania, mentre l’universo gli piombava addosso. Quando tutto finì, un raggio di luce passò attraverso quella gabbia di ferro ritorto, calcinacci e polvere in cui era sepolto. Lo estrassero incolume. Stringeva ancora in mano quel foglio di carta sul quale scriveva a sua moglie prima del finimondo. Tremando lo ridusse in minutissimi coriandoli che sparse su quella montagna di macerie. In fondo non l’aveva mai amata.
Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

Quando tutto finì, un raggio di luce passò attraverso quella gabbia di ferro ritorto, calcinacci e polvere in cui era sepolto. Lo estrassero incolume (da IL TERREMOTO, editoriale di Marco Schintu

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