INVECE DI LUMINARIE, LUMINARI


Editoriale del 25 giugno 2021

Non ho meriti specifici, non sono specialista in niente, spazio a volo a vista nei più disparati campi, compresa la filatelia e gli scacchi, argomenti che non mi capita mai di discutere con qualcuno, oppure non mi capita uno e tantomeno una con cui. Eppure non avendo credenziali di nessun tipo, mi è capitato di essere chiamato a partecipare a convegni dove sembravo più un intermezzo o uno stacco pubblicitario.
Mi riferisco per esempio a un importante convegno medico sulla forma fisica, tenuto in un famoso hotel cagliaritano, con la presenza di illustri medici, luminari sempre medici. Nessuno sapeva cosa avrei potuto dire, neanche io, e non scherzo. Mi avevano invitato due amici medici che mi apprezzavano a cena o in gita.
Quando vidi la sala strapiena ebbi un sobbalzo, ma questo mi fornì il destro per rompere il ghiaccio, dissi che non mi ero mai sentito così a mio agio, circondato da medici, primari, specialisti vari. Chiesi solo che in caso di mio malessere non mi calpestassero intervenendo. Citai il caso capitatomi veramente: in via Roma, sotto i portici stavo chiacchierando con due amici medici, quando un signore si accasciò a terra a dieci metri da noi. Accorsero due vecchiette, l’edicolante e il cameriere del bar. I miei amici medici niente “Ma non intervenite?” – “Non è niente, guarda, si sta già riprendendo”.
Prima di me aveva parlato uno che non ricordo, un intervento durato il tanto da preparare allo spallo l’uditorio, ma non per colpa sua. Io venivo dopo e non seppi resistere a sottolineare il fatto. Mentre mi accingevo a parlare, già molti si chiedevano chi fossi e a che titolo parlassi, vidi entrare in sala con passo felpato, Lao Lostia, diabetologo, mio vecchio compagno di scuola, attirai su di lui l’attenzione con l’occhio di bue, chiedendogli solo di non fare l’imitazione della pantera rosa e lui si giustificò per il ritardo. Rotto il ghiaccio ripresi a parlare e l’uditorio si appassionò e bastò quello per caricarmi. Anzi, a un certo punto, come mi capita, feci una digressione per poi riprendere il filo, pensavo di avere divagato a vuoto e invece un signore davanti a me, mi chiese di terminare la divagazione che avevo lasciato perdere, lo accontentai, e mentre parlavo quello si inseriva, felice di farlo e io con lui, facemmo un duetto spassoso, prolungato, insistito sino alla performance, sino a che ripresi il filo e terminai tra gli applausi. E quello che venne dopo si lamentò della scaletta perché doveva parlare subito dopo di me.
Quando finì venne da me quel signore in prima fila e mi chiese col suo accento napoletano, se mi sarei trattenuto a pranzo perché mi voleva vicino. Gli dissi che avevo promesso a mia moglie di tornare a casa, non ricordo perché. Il signore rimase deluso: ”Peccato. Proprio non puoi?” Chiesi a Paolo Putzu chi fosse quel signore e lui indirizzò il mio stupore che poi era la sua soddisfazione “Quello è il professor tal dei Tali, un luminare, il più luminare da ogni”. Non solo, era anche uno che non si era chiesto chi fossi. I due luminari locali si chiamano Paolo Putzu e Luciano Carboni.

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

“Quello è il professor tal dei Tali, un luminare, il più luminare da ogni.”
Da INVECE DI LUMINARIE, LUMINARI – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

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