IPOTESI DI COMPLOTTO


Editoriale del 27 ottobre 2015

Non crediamo ai complotti, alle dietrologie e all’improbabile. Per cui non crediamo al complotto che avrebbe ucciso Pasolini quarant’anni fa: ci sembra probabile che l’assassino Pelosi non fosse solo, ma del tutto improbabile che ci fossero dietro oscure trame politiche e mandanti illustri di un crimine architettato. Ci riesce difficile credere anche che, dietro lo scoop spericolato e inopportuno della presunta malattia di Papa Francesco, ci sia un complotto per sabotare il Sinodo (quale sarebbe il nesso tra un tumore al cervello, benigno e curabile senza operazione, e le decisioni dei vescovi sulla famiglia? E quale asino di giornalista si sarebbe inventato di sana pianta una castroneria così grossa, senza verifiche?): temiamo sia più probabile che una soffiata di qualche boccalone abbia rivelato, magari enfatizzandola, una notizia non così destituita da ogni fondamento come vorrebbero farci credere. Crediamo anche probabile che la tragedia dello studente morto precipitando dall’albergo milanese sia meglio spiegabile ipotizzando che quel povero ragazzo si sia gettato volontariamente dalla finestra: quando mai, colpiti da un malore, anziché andare in bagno, ci sporgiamo dalla finestra del sesto piano? E come si può attribuire alla causa di qualche birra e spinello un effetto così devastante? Fidando nella logica della verosimiglianza e andando contro i commenti di tutti gli opinionisti, questo pensa la nostra mente semplice, così semplice che sarà felicissima di essere contraddetta da prove future: se l’orrido delitto Pasolini fosse una macchinazione dei cattivi, se il tumore di Papa Francesco non esistesse e quel ragazzo fosse caduto non spinto da disperazione suicida, il quadro generale sarebbe più consolatorio, perché circoscriverebbe il male isolando dei colpevoli che non siamo né noi né la sorte (bensì i congiurati, i giornalisti bugiardi in mala fede, l’alcool e la droga). Ma il buon senso e la probabilità degli eventi vanno in altra direzione e inoltre, dovendo rischiare, preferiamo non credere a un complotto che c’è piuttosto che credere a un complotto che non c’è. Magari sbagliamo, perché l’improbabile è improbabile, ma non impossibile e qualche volta si verifica. E col tempo si svela: in questi giorni la Tac operata sui calchi delle vittime dell’eruzione di Pompei del 79 ha dimostrato che avevano una dentatura perfetta. Eppure, con la nostra logica, avremmo scommesso il contrario: era davvero improbabile ipotizzare che duemila anni fa, in assenza di dentisti e dentifrici, mangiassero così sano.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Amleto di Maurizio Scaparro, con Fernando Pannullo e Agostino De Berti

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