ISOLE


Editoriale del 12 novembre 2013

Il già arduo comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso” è diventato, nell’epoca postmoderna, ancora più difficile da osservare. Non tanto perché Nietzsche ha proclamato la morte di Dio, ma perché l’era tecnologica contemporanea ha ucciso il prossimo. “La morte del prossimo” è infatti il titolo di un robusto saggio dello psicanalista Luigi Zoja, poco ottimista sul presente e sul futuro, ma ricco di spunti su cui dibattere fino a notte fonda. In un mondo di rapporti di lontananza, nel tripudio di facebook, sms, mail e iPod, la vicinanza tra umani viene sostituita da relazioni mediate e mediatiche: circondati da estranei, comunichiamo con i lontani, senza vederli. Soli e isolati fino all’autismo, siamo regrediti a uno stato innaturale di individui, favorito dall’abolizione degli scompartimenti ferroviari, dall’intimità con cellulari e computer, dall’onnipresenza degli schermi. Perduto il gioco di sguardi che presiedeva a ogni conoscenza, smarrito anche il senso di gruppo, di patria, di valori condivisi, siamo incapaci di trascendere noi stessi: intellettuali e palestrati allenano menti e corpi non per un fine collettivo, ma per un narcisismo fine a se stesso, orfano di un’applicazione pratica che contribuisca alla società. Avvolti su di noi, non riusciamo ad avere un contatto autentico con l’esterno, e i problemi interiori, non trovando uno sbocco fuori, creano intasamenti psicologici inediti. Per cui finisce che “la superficie dell’uomo – letteralmente la sua pelle- è diventata la superficie del mondo”. Così ascoltiamo musica da soli, nelle cuffie che ci separano dai rumori esterni, combattiamo guerre senza vedere il nemico che uccidiamo e non proviamo più il disturbo dell’alienazione, perché essa è diventata la regola. I videogiochi ci eccitano, ma escludono partecipazione e compassione. Però il bisogno della nostalgia, della bellezza e dell’amore è incancellabile nell’animo umano e trova percorsi perversi. In principio era il verbo, ma alla fine c’è la playstation.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da La pelle (1981) di Liliana Cavani tratto dal romanzo omonimo di Curzio Malaparte. Con Marcello Mastroianni e (in questa clip) Alexandra King

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