ITALIANI D’ARGENTINA


Che tristezza infinita invecchiare e guardare la rivolta dei gilet gialli in Francia (zazzarazzaz) con approvazione.  Da giovane sognavo di essere argentino (“italiani che parlano bene spagnolo e si considerano inglesi”) o irlandese (“Dio ha inventato la birra per impedir loro di conquistare il mondo”) o libanese (“trecento notti come trecento pareti e il mare sarà una magia tra di noi”). Insomma immaginavo di radicalizzare la mia meridionalità primomondista e incastrarmi nel caos sostenibile dei mondi di mezzo. Quanta avventura, quanta poesia ne sarebbero venute! Ora invece il mio spirito giacobino sgomita: il 25% in più sul gasolio per l’ecologismo elitario di Macron?! Civismo! Diritto! Fraternità! Ghigliottina! Che sconfitta…luminosi erano i tempi in cui l’inconcludenza era grembo fecondo di immaginazione. La fiaba ha fatto un semicupio, la vicenda di River Plate e Boca Juniors costrette a giocare la finale della Libertadores a Madrid mi pare l’inevitabile ritorno alla madre patria dei colonizzatori, e non c’è gioia, non c’è colore in questa fisica metastorica da bar. Quanta forza, quanta saggezza sono necessarie per resistere alle sirene dell’ordine. Che baffi d’anarchico ho portato. Italiano d’Argentina (“le ombre impressioniste”), né più, né meno.

 

Luca Foschi

 (Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

 

ITALIANI D’ARGENTINA – Editoriale di Luca Foschi

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