JE NE SUIS PAS CHARLIE HEBDO


Editoriale del 2 novembre 2020

Dopo la distruzione di Amatrice, mentre disperatamente si scavava tra le macerie nella speranza di trovare qualcuno ancora vivo, Charlie Hebdo pubblicava unavignetta intitolata ‘Sisma all’italiana’ che, con una fine allusione alla pasta alla amatriciana, mostrava un omino sporco di sangue e una sfigatissima donna dai seni cadenti sormontati dalle scritte ‘penne al sugo di pomodoro’ e ‘penne gratinate’; accanto a loro c’era un disegno che raffigurava una pila di teglie grondanti sugo o sangue dalle quali spuntavano gambette di cadaveri con sopra la spiritosa scritta ‘lasagne’.
Antonio Pinna sabato scorso in questo stesso spazio è intervenuto da par suo su questo argomento; se permettete, però, vorrei aggiungere il mio parere: la rivista Charlie Hebdo fa cagare. Ha la stessa qualità estetica, la stessa originalità, la stessa profondità di pensiero dei graffiti nel cesso di una stazione ferroviaria abbandonata.
Non riesco a rassegnarmi al fatto che Charlie Hebdo, grazie alla feroce idiozia dell’estremismo islamico, sulla scia delle rappresaglie che ha subito e sta facendo subire per la pubblicazione delle sue vignette blasfeme, si sia trasformato in una specie di eroico esempio di libertà. Quella stessa libertà difesa con ben altra forza, ben altro coraggio (anche estremo) e ben altra intelligenza da individui cui molto spesso non è stato tributato nemmeno un piccolo segno di riconoscenza. E vorrei anche dire che Charlie Hebdo, questa operazione commerciale di infima qualità, non ha niente da spartire con i modelli che goffamente tenta di scopiazzare; a cominciare dalle intelligenti provocazioni dello storico settimanale satirico francese ‘Le Canard enchaîné’ o de “Il Male”, suo omologo italiano degli anni settanta. Per non parlare della invenzioni grafiche e letterarie spesso irresistibili della rivista “Frigidaire” che negli anni 80 scatenò la creatività di fuoriclasse come Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Tanino Liberatore, Roberto Perini e Filippo Scòzzari; vera avanguardia che ha trasceso in scioltezza le miserie del mercato dell’arte contemporanea.
Per cui, adesso, andando contro la posizione di migliaia di persone che qualche tempo fa sul web dichiararono di essere Charlie Hebdo, anche se a nessuno può interessare voglio togliermi la soddisfazione di dire con forza che non sono mai stato, non sono, e in futuro – nemmeno in preda alla demenza senile – vorrò essere Charlie Hebdo.
Je ne suis pas et ne serai jamais Charlie Hebdo. Manco da morto.

Filippo Martinez (Idiosincrasista)

“Charlie Hebdo, questa operazione commerciale di infima qualità, non ha niente da spartire con i modelli che goffamente tenta di scopiazzare.”
Da JE NE SUIS PAS CHARLIE HEBDO – Editoriale di Filippo Martinez (Idiosincrasista)

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