JE SUIS TONY CINQUETTI


Editoriale del 23 luglio 2015

Martedì, 21 luglio 2015. Nel cuore della notte il telefono squilla. È Lisa Mellingkamp, la responsabile dell’Orangutan Rescue Center di Bengkulu (Sumatra). Felice che sia vivo (“kick and alive”) mi passa Musetto di scimmia, la baby-orango che ho adottato da qualche settimana: è disperata, non mangia, non smette di strillare e di battere i pugni. Ha saputo della mia morte, mi spiega Lisa: la morte del suo paparino. Qualcuno le ha mostrato su internet foto di persone che reggevano cartelli con scritto “Je suis Cinquetti” e lei ha capito. Era già successo con il suo padre naturale, l’orango Buda, sacrificato nella foresta agli dei protettori dell’olio di palma, che qualcuno indossasse magliette con la scritta “Je suis Buda l’orang-outan”. Ma io non sono affatto morto. Non mi hanno tagliato la gola i venditori di kebab da asporto (VKA), non mi ha fatto saltare in aria la lobby delle noccioline spalmabili, né sono stato assassinato da quella delle crocchette di pollo. Tantomeno si sono concretizzate le minacce dell’AMC (Associazione Mondiale Camerieri). Ora sarà difficile convincerla del contrario, povera scimmia, orfana di padre per la seconda volta.
Ti spiegherò, Musetto di scimmia, che sulla rete tutti possono essere Tony Cinquetti, tutti possono farlo morire per ridere o piangere della sua morte. Io invece vivo davvero, tesoruccio mio, e non ti abbandonerò mai. J’étais Tony Cinquetti, je serai toujours Tony Cinquetti.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

Gigliola Cinquetti canta La rosa nera (di Pace-Panzeri-Pilat 1967)

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