LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS


Editoriale del 21 gennaio 2019

Con “La ballata di Buster Scruggs” i fratelli Cohen tornano dopo “True grit” a rimescolare le carte del genere western per restituirvi un mito consapevole d’essere mito. Forse solo Jarmush con “Dead man” ha rovesciato il canone con altrettanto successo. Sei episodi evocati da un libro e dal cigolio di una sedia a dondolo. Il fenomenale pistolero (e cantante) Buster Scruggs sfida a duello la sua nemesi. Un rapinatore fallisce miseramente l’estrazione in banca e si troverà la corda al collo, due volte in poche ore. Harrison, giovane artista senza braccia né gambe gira le colonie di fango accompagnato dal suo burattinaio, recita su uno scranno Shakespeare, Shelley, Lincoln, la Bibbia. Gli verrà preferita una gallina computante. Venti minuti fra monologhi e silenzi per un capolavoro del cinema. Nel quarto episodio un cercatore d’oro (omericamente interpretato da Tom Waits) scopre in una valle dimenticata un importante giacimento. Un canto di Whitman in pellicola. Potevano mancare la carovana e una storia d’amore? No. Quella fra l’aspirante borghese Alice Longabaugh e il carovaniere Billy Knapp vi spezzerà il cuore. E i cacciatori di taglie? Nemmeno. In “Spoglie mortali”, per concludere, i Cohen sfidano dialetticamente la carrozza di Tarantino in the “Hateful eight”.

 

Luca Foschi

(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Il fenomenale pistolero (e cantante) Buster Scruggs sfida a duello la sua nemesi (da LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS – Editoriale di Luca Foschi)

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