LA BANANA DEL PELLEGRINO


Editoriale del 14 novembre 2013

A Gerusalemme, nella basilica del Santo Sepolcro, sospinto verso il luogo del Calvario di Cristo da una folla multietnica e implorante, mi ritrovo circondato da un gruppo di pellegrini sudamericani. Padre Gutierrez declama il rosario, tutti gli altri pregano con lui, in molti piangono. L’aria attorno a me è però pervasa da un intenso odore di banana. Proviene dallo zaino del reverendo: dolciastro e sgradevole, sovrasta persino quello dell’incenso. Mi impongo comunque di resistere nella fila, ho troppi peccati da espiare.
Più tardi, fuori dalla basilica, padre Gutierrez parla ai suoi discepoli. L’odore è di nuovo fortissimo. Pochi sanno, racconta, che nel medioevo in Terrasanta la banana era considerata dai pellegrini un frutto sacro. Ed eccolo tirarne fuori una, sbucciarla e dividerla a metà: nel punto in cui è stata spezzata la banana mostra chiaramente l’immagine della croce. Il reverendo la solleva allora al cielo come fosse un’ostia. I pellegrini ricominciano a pregare e a piangere. Si avvicina un tale vestito da Gesù Cristo. Io scappo, si è fatta ora di pranzo.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

da Il dittatore dello stato libero di Bananas (Bananas, 1971) diretto e interpretato da Woody Allen

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