LA BENEFICENZA


Editoriale del 15 luglio 2019

Sono un Idiosincrasista. Il mio non è un mestiere ma una missione. Non ho la pretesa di dire niente di originale, mi limito a esporre in modo asciutto i motivi del mio profondo fastidio per qualcosa sperando così di fornire uno strumento adeguato a chi, pur condividendo la mia idiosincrasia, non si è mai soffermato ad analizzarla con metodo per poterla poi debellare.
L’idiosincrasia di oggi riguarda l’uso improprio della parola BENEFICENZA.
La beneficenza porta consensi e ribalte ma spesso è più utile al beneficiante che al beneficiato. Perché le attività benefiche perdano l’ipocrisia che le avvolge propongo una Campagna Umanistica imperniata su questi cinque provvedimenti:
1) I beneficianti devono togliersi dalla faccia la tipica espressione da “buono/a”, “generoso/a”, “disinteressato/a” e “sensibile”.
2) Gli sdilinquimenti pubblici sulla bontà di chi ha organizzato eventi di beneficenza devono sparire.
3) La parola “cuore” dev’essere abolita per legge, pena multe e – nei casi di ostentazione più insopportabile – carcere.
4) La parola “beneficenza” deve essere sostituita da un termine che solletichi meno la retorica della melassa, possibilmente un acronimo. I.S.U (Iniziativa Socialmente Utile), per esempio.
5) La parola “beneficenza” deve sparire dall’uso comune e, nei vocabolari, deve essere protetta da questa definizione: “Gesto di generosità intimo, segreto, da dimenticare in fretta”.

Filippo Martinez (Idiosincrasista)

“La beneficenza porta consensi e ribalte ma spesso è più utile al beneficiante che al beneficiato.” Da LA BENEFICENZA – Editoriale di Filippo Martinez (Idiosincrasista)

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