LA BUONA SCUOLA


Editoriale del 20 dicembre 2016

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Il nuovo governo Renzi è il vecchio governo Renzi senza Renzi. Nel pochissimo che c’è di nuovo, spicca il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Contestatissima da subito per vari e sacrosanti motivi: non c’entra niente con la scuola, essendo un’esponente della CGIL, e non è neppure laureata. E’ vero che per i ministri non esiste obbligo di laurea, ma affidare proprio l’Istruzione a un non laureato sembra un paradosso grottesco. Come mettere a capo dell’Aci uno che non ha la patente o nominare Papa un ateo: si può fare, ma non sarebbe più opportuno avere un presidente dell’Aci patentato, un Papa credente e un Ministro dell’Istruzione laureato? Sai quanti ne trovi, su 60 milioni di italiani, che hanno la patente, sono cattolici o possono esibire uno straccio di laurea! Ma c’è di più: sul suo sito, la Fedeli vantava un “diploma di laurea in Scienze Sociali” ottenuto nel 1971. Dagospia ha scoperto che non era vero, semplicemente perché nel 1971 non esisteva la facoltà di Scienze Sociali, inaugurata solo nel 2000. La neoministra, anziché scusarsi di aver mentito, si è difesa affermando di aver frequentato all’epoca un triennio per assistenti sociali che, secondo lei (secondo me, no), adesso corrisponderebbe grossomodo a una laurea triennale. Comunque “per togliere ogni ambiguità” ed “evitare confusioni”, come ha dichiarato con formidabile faccia di bronzo, ha modificato la dicitura sul sito, eliminando “di laurea” e lasciando “diploma per assistenti sociali”. E pensare che le scuole riempiono ogni mattina le teste degli studenti col valore della legalità, tuonando contro mafie, camorre e corruzione, dimenticando che legalità significa, prima della lupara e dello spaccio di droga, non copiare i compiti da parte degli studenti e non dire falsità da parte dei docenti e, in massimo grado, da parte del Ministro dell’Istruzione. Ma c’è ancora di più. Si è scoperto che la ministra non ha mai fatto nemmeno l’esame di maturità, avendo frequentato solo il triennio della Scuola Magistrale (neppure l’Istituto Magistrale, che di anni ne aveva quattro) per la qualifica di maestra d’asilo. Il motivo per cui la signora occupa quel posto è dovuto al suo impegno per “la piena attuazione dell’articolo 3 della Costituzione italiana, che dice di non discriminare in base alla religione o all’orientamento sessuale”, la cosiddetta teoria del gender. Senza entrare nei contenuti, ci limitiamo a riportare un brano del disegno di legge scritto dalla Fedeli: “La consapevole prospettiva di genere nei processi educativi importa primariamente la decostruzione critica delle forme irrigidite e stereotipate attraverso cui le identità di genere sono culturalmente e socialmente plasmate, stimolando al contempo l’auto-apprendimento della e nelle complessità”. Da vomito. Che non abbia né laurea né maturità, a questo punto, ci conforta. Ultima perla: ha giustificato la millantata laurea come una “leggerezza” dovuta a un “problema lessicale fatto in buona fede”. Un “problema fatto”? In italiano corretto, lei ha fatto un errore. Il problema è nostro: avere a capo del sistema scolastico una che si esprime così

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)


La neoministra, anziché scusarsi di aver mentito, si è difesa affermando di aver frequentato all’epoca un triennio per assistenti sociali che, secondo lei (secondo me, no), adesso corrisponderebbe grossomodo a una laurea triennale.
(da LA BUONA SCUOLA, editoriale di Fabio Canessa)
ho fatto tre anni di militare a Cuneo. Le basti questo

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