LA BUONA SCUOLA: QUELLA DOVE NON SI STUDIA


Editoriale del 16 dicembre 2014

Grido di allarme per la scuola italiana strillato in prima pagina dal Corriere della Sera di venerdì 12 dicembre per la firma di Antonella De Gregorio: i nostri alunni studiano in media 9 ore la settimana, cioè circa un’ora e un quarto al giorno. Porca miseria, mi sono detto, un’inezia! Come si fa a permettere un andazzo simile? Che preparazione modesta verrà fuori da uno studio quotidiano così scarso? Ora la De Gregorio gliele canterà chiare. Infatti scrive così: “il lavoro assegnato a casa avvantaggia coloro che possono contare sul sostegno della famiglia, su ambienti domestici adeguati e tranquilli, sulla disponibilità di tempo e, spesso, risorse. Non è un esercizio del tutto democratico, insomma”. Giusto, allora facciamo in modo di migliorare gli ambienti domestici e le risorse. No, la proposta della De Gregorio è più semplice e geniale: diminuiamo i compiti a tutti, così studiano meno anche quelli che ne avrebbero facoltà. Perché “i compiti possono rinforzare disparità socio-economiche”: dunque eliminiamoli e, insieme allo studio, scompariranno magicamente anch’esse. Si può concepire un ragionamento più idiota di questo? Sì, perché, per rafforzare la citrullissima argomentazione, la De Gregorio intervista alcuni pedagogisti, il cancro della scuola, che esprimono concetti così scombiccherati da lasciarci senza parole. Le due nazioni scelte come punto di riferimento del nostro sistema scolastico sono la Finlandia e la Corea, dove gli alunni studiano in media 3 ore la settimana. In attesa di raggiungere questo utopistico obiettivo, “quattro ore la settimana sembrerebbero, dice l’Ocse, la quantità giusta”. Avete letto bene: la De Gregorio è scandalizzata dal fatto che gli italiani studino 9 ore, vorrebbe che studiassero 4 ore la settimana, cioè mezz’ora al giorno. L’auspicio autolesionista è condito da alcuni dati, rispetto ai quali la scoperta dell’acqua calda meriterebbe il Nobel: “si fanno più compiti alle superiori” (ma guarda, chi l’avrebbe mai detto che al liceo si studia più che alle elementari?), “chi fa più compiti ha risultati migliori” (incredibile, eravamo convinti che gli studenti modello fossero quelli lavativi! Ma allora perché lottiamo perché facciano meno compiti?). La decadenza della nostra cultura e il meschino senso di inferiorità rispetto all’estero ci ha ridotto a lamentarci che nella scuola italiana si studia più che nelle altre. Così non sono gli altri che dovrebbero salire al nostro livello, ma noi ad abbassarci al loro, per essere più democratici. Che vergogna misurare lo spread tra le 9 ore settimanali di questi secchioni nostrani con le 3 della Finlandia e della Corea! Quant’è incivile studiare addirittura un’ora al giorno! Proponiamo, per coerenza, di sostituire anche la parola “studente”: è poco democratica, perché penalizza quelli che non studiano. Chissà come si dice “ciuco” in finlandese e in coreano?

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da I compagni (1963) diretto da Mario Monicelli, scritto dal regista insieme alla coppia Age-Scarpelli

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