LA DISCIPLINA DELLA TERRA


Editoriale del 23 novembre 2105

Qualche notte fa ho ingaggiato una furiosa battaglia con una falena. Sono riuscito a liberarla dall’illusione solo dopo un lungo inseguimento delle mani a coppa. Bianca come i muri e la luce che cercava, è stato bello vederla frullare di nuovo nel buio. Ho orrore della morte sebbene questa sia filtrata così a fondo nella coscienza da lasciarmi sereno davanti al suo manifestarsi. La morte inesorabile della natura e quella che la storia consacra al potere. È necessario accettare a lungo la contraddizione che ci abita per scostare la cultura millenaria e vedere, davvero, l’uomo nella sua nudità di animale che sogna, vuole e artiglia. Come per tutti i suoi illustri e meno illustri precedenti, gli attentati di Parigi sono un atto di guerra. In guerra si muore. Lo Stato Islamico è una delle tante nemesi che l’Occidente ha incontrato nel corso dei suoi cinque secoli di relativo dominio, espresso nel colonialismo e nell’imperialismo dello stato-nazione, una fulminante e in parte casuale invenzione di tre secoli. Dominio, inclusione e gerarchia: Il capitalismo ha attraversato diversi stadi per giungere a quello attuale. Nel 2015 900 milioni di persone patiscono la fame. 25.000 muoiono ogni giorno per inedia. Il capitalismo siamo noi. I nostri corpi e il nostro pensiero. La crocefissione invisibile dell’Altro da sé, divinità infinite e pacifiche piegate al desiderio. Le ingiustizie subite dai popoli arabi sono più recenti, cominciano un secolo fa. Ma ricostruire il filo, e quindi il senso, è un’attività bandita dalla discussione pubblica. I fenomeni cominciano ieri, o l’altro ieri. Prima è l’oblio. È una forma di totalitarismo, il commercio lo suggerisce e noi lo abbracciamo. Il dibattito è guidato da una falange di intellettuali ignoranti o ipocriti. Nessuno avrà mai il coraggio di concedere che l’egemonia si deve pagare con qualche caduto. L’effimero califfato è solo un’infame avanguardia delle moltitudini che osservano il luccichio opulento delle nostre città. Una minoranza che i grandi attori internazionali hanno blandito, ignorato e finanziato. Sarebbe magnifico scrivere dell’epoca in cui i potenti riformarono se stessi. Non avverrà. Domineremo ancora per un po’, il tempo è un soffio. Poi qualcuno ci strapperà il giocattolo di mano. Di certo la storia non mi sorprende a intonare la Marsigliese o qualche altro inno di metafisica conquista. Preferisco schiantarmi nella luce, o sparire nell’oscurità.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

da Queen live in Wembley Stadium (1986)

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