LA FINE DELLA STRADA


Editoriale del 27 agosto 2019

Se la crisi di governo disorienta tutti i commentatori, di qualsiasi parte politica, è perché, più delle precedenti, segna uno spartiacque fra moderno e postmoderno: chi è rimasto affezionato alle categorie della coerenza e dell’incoerenza, della fedeltà e del tradimento, della scelta e del rifiuto, non ci si raccapezza. Per entrare in sintonia con l’aria che tira nella politica odierna, risulta illuminante un interessantissimo romanzo scritto da John Barth nel 1958, significativamente intitolato “La fine della strada” (edito da minimumfax). Ne è protagonista Jacob Horner, un professore di grammatica, vago parente dell’”uomo del sottosuolo” (e i richiami dostoevskijani sono una delle tessiture del libro). Paralizzato dal dilemma kierkegaardiano della scelta (poiché “nessuna sembra soddisfare a lungo se la confrontiamo con la complessiva desiderabilità di tutte le restanti”), rischierebbe l’immobilismo catalettico se un medico non lo spronasse all’insegnamento di una materia che gli garantisce una sua costitutiva coerenza. Incapace di concepire non solo l’assoluto, ma un valore qualsiasi, ingolfato dalla consapevolezza di ogni possibile alternativa ad ogni possibile opinione, ha una sola sincera risposta per qualunque domanda: “Non lo so”. Privo di volontà e di un punto di vista, diventa amico del collega Joe Morgan, che è specularmente ai suoi antipodi, giacché quest’ultimo è convinto che “scegliere è esistere: nella misura in cui non scegliete non esistete”. Il dramma esplode quando Jacob finisce a letto con la moglie di Joe, il quale, scoperta la tresca, pretende dall’adultero una spiegazione di “tutti i fatti e tutte le interpretazioni dei fatti”. Ma per l’abulico Jacob la vita, a differenza della grammatica, non si può “classificarla, categorizzarla, concettualizzarla, grammaticizzarla, sintattizzarla” e il linguaggio “è sempre un tradimento, una falsificazione dell’esperienza”. Estraneo al concetto di unità personale e frantumato da una pluralità di io, Jacob non ha nessuna opinione, anzi le ha tutte contemporaneamente. Il gustoso duello filosofico fra Jacob e Joe procede incalzante con i toni di un originale “nichilismo allegro”, un po’ simile all’atteggiamento divertito con cui oggi aspettiamo la decisione di Mattarella dopo il balletto mattarello di ordini e contrordini, dietrofront e voltagabbana. Ma nel romanzo alla fine si scopre che la donna è incinta e la grottesca disfida esistenziale vira in una tragedia concreta.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

https://youtu.be/ixqGqiJFG3o

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