LA FORMA DELLE COSE


Editoriale del 30 SETTEMBRE 2014

Ogni giorno capita che qualcuno chieda un libro in biblioteca e il bibliotecario lo trovi sbriciolato. Così c’è chi lavora per salvare tutti i libri, trasferendoli in formato digitale. Ogni giorno capita che si scopra che un film non è più visibile, perché la pellicola è svanita. Così c’è anche chi restaura film a getto continuo. Per non parlare del passaggio dei dischi dal vinile al cd, tra iPod, iTunes e Cloud. La profezia è di H. G. Wells: “Descrivere la forma delle cose a venire ci è diventato impossibile, perché le scienze hanno preso su di noi un vantaggio di cento anni, e questo scarto aumenterà sempre di più”. Lo scrisse nel suo ultimo libro “La mente alla fine della sua corsa”, pubblicato nel 1945. “La specie umana è a fine corsa, non è più in grado di adattarsi abbastanza velocemente a delle condizioni che mutano più rapidamente che mai”. Con 70 anni di anticipo, sembra aver descritto la situazione di oggi, il nostro affanno nel gestire la rapida evoluzione della tecnologia: dalle lettere alle mail fino a Twitter e Facebook, dal VHS al Dvd al Blu ray (e la visione in Streaming?), l’invecchiamento e la sostituzione di ogni supporto ci entusiasma lì per lì e ci inquieta in seguito. Dall’euforia per la novità al disagio per la precarietà. Quanti “lettori” dovremo ancora cambiare nella nostra vita per continuare a possedere i nostri libri, film e dischi, da riacquistare anch’essi nel nuovo formato? E quanta roba andrà perduta? E noi? Riusciremo a stare al passo coi tempi o perderemo anche la nostra identità, insieme al caotico avvicendarsi delle forme di quello che pensavamo di avere? Se davvero finiremo travolti, non accadrà per un’invasione aliena o per esaurimento dei pozzi petroliferi. Saremo andati così avanti da rimanere indietro. Saremo stati così bravi e così grulli da perdere per essere stati sorpassati da noi stessi.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Il sorpasso (1962) diretto da Dino Risi. Con Vittorio Gassman, e Jean-Louis Trintignant

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