LA GIOSTRA EQUESTRE DI ARISTAN


Editoriale del 15 maggio 2015

Quell’anno mio padre si era messo in testa di partecipare alla tradizionale giostra equestre di Aristan. Ora, lui non era mai andato a cavallo; considerate inoltre l’età veneranda e le dimensioni assunte dal suo corpo (come un bimbo di quattro o cinque anni); aggiungete che, oltre che quasi afono, era cieco e che nel corso della giostra avrebbe dovuto infilzare con la spada un piccolo anello appeso a un nastro. Comunque, volle partecipare alle selezioni e naturalmente fu bocciato. Con sua grande invidia fu invece ammesso, addirittura come capo corsa, Giacomo (ricordate? Sì, il suo ultimo figlio, che allora aveva cinque anni e che gli somigliava tanto da sembrarne il gemello). Si dimostrò talmente abile nelle evoluzioni equestri e nel centrare l’anello che, nonostante la giovanissima età, la giuria dovette nominarlo.
Il giorno della giostra, atteso con trepidazione da tutta Aristan, Giacomo si sottopose al rito della vestizione; sembrava un po’ assente, ma lo attribuii all’emozione. Quando dovette montare a cavallo, mancò l’appoggio alla staffa e per un pelo non cadde a terra; a quel punto ebbi un terribile sospetto. Sospetto che si trasformò in certezza quando, in piena giostra, lo vidi correre a galoppo sfrenato con la spada sguainata e puntata in avanti come a centrare l’anello, ma nella direzione opposta. Quando mi sfrecciò accanto, fendendo la folla che fuggiva in preda al panico, solo io udii, perché avevo l’orecchio esercitato: “Savoia o morte!”
Feci appena in tempo a correre a casa e liberare Giacomino che rischiava di morire soffocato nell’armadio dove papà l’aveva chiuso a chiave.

Pietro Serra
(Capitano medico, ambasciatore di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da un cinegiornale del 1963

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