LA GRAMMATICA DELL’ESCLUSIONE


Editoriale del 4 ottobre 2020

Ci sono tre vicende che hanno occupato le pagine dei quotidiani, nei giorni scorsi. Tre vicende non legate tra loro che però, giustapposte, rendono un’immagine impietosa della nostra società. Il filo rosso che le lega è chiaro ma è necessario resistere alla tentazione di usare l’una per sottolineare la gravità dell’altra, per non appiattire una complessità che ci parla di noi e che si è andata stratificando nei decenni. La prima riguarda un libro di testo confezionato per le scuole elementari, che propone dialoghi tra bambini che grondano pregiudizi e stereotipi. In un caso uno scolaro nero afferma: “quest’anno io vuole imparare l’italiano”; in un altro un pargolo dai capelli rossi interroga una sua coetanea “tutta nera “ con “delle buffe treccine sulla testa” incontrata al parco, alla quale chiede: “sei sporca o sei tutta nera?”. La bambina non è evidentemente dotata dell’uso della parola, perché fa una capriola e poi, quando lui illuminato esclama: “sei proprio nera!”, scappa via (come darle torto). La seconda notizia riguarda l’esame di lingua italiana affrontato dal calciatore Suarez all’Università per stranieri di Perugia. Esame finalizzato all’ottenimento della cittadinanza, a sua volta condizione necessaria per fare rientrare il giocatore nella quota dei club destinata ai comunitari. Lo scandalo è diventato cronaca grazie alle intercettazioni che registrano la beffa: domande comunicate in anticipo, commenti sullo stipendio dell’atleta che rende impensabile una bocciatura, presunte pressioni da parte della Juventus, professori che posano entusiasti con il somaro che descrivono, in privato, come uno che “parla all’infinito”. La terza questione è quella della Alan Kurdi ormeggiata al porto di Olbia, dove ha avuto il consenso ad attraccare a causa della violenta mareggiata che le impediva di proseguire nella sua rotta. Necessario qui aggiungere che il ricollocamento dei migranti in diversi Paesi era già stato concordato. In Sardegna arriva il leghista Zoffili che si siede in giacchetta e a gambe incrociate sulla banchina, spalle alla nave a “impedire” lo sbarco. Tutte insieme queste vicende compongono il mosaico di un Paese ripiegato su se stesso, ridicolo e vergognoso nel promuovere l’integrazione, ingiusto nella modalità di attribuzione della cittadinanza, oltre che populista a fini elettorali. L’Italia è piena di bambini che non conoscono altra patria e che parlano con accenti veneti, romani, lombardi, palermitani. Bambini che diventano spesso adulti senza cittadinanza né diritti civili. Poi arriva Suarez et voilà, la cittadinanza è servita. Soluzioni? Dare un sussidiario (ma non quello incriminato) a Zoffili, rimandare a scuola le autrici del libro di testo che confondono il nero della pelle con lo sporco. E chiedere a gran voce una riforma della cittadinanza.
Eva Garau (Precaria di Aristan)

“Poi arriva Suarez et voilà, la cittadinanza è servita.”
Da LA GRAMMATICA DELL’ESCLUSIONE – Editoriale di Eva Garau (Precaria di Aristan)

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