LA LEZIONE DI CHERNOBYL


Editoriale del 2 gennaio 2020

Il 26 aprile del 1986 esplodeva il reattore n.4 della centrale nucleare di Chernobyl, nel nord dell’Ucraina, il più grave incidente sinora verificatosi in un impianto di questo tipo. In un raggio di 30 chilometri dal punto dell’esplosione la popolazione (concentrata soprattutto nella città di Prypiat) fu evacuata, e la zona interdetta per secoli a qualsiasi utilizzo. Si riteneva che l’elevatissimo tasso di radioattività fosse incompatibile con la vita. Ora però a 33 anni di distanza dall’incidente, si scopre che, al contrario, a parte qualche mutazione genetica, in quella zona gli animali si sono moltiplicati senza alcun problema, che sono ricomparse specie che si credevano estinte e che il tasso di biodiversità è elevatissimo. Vivono felici allo stato brado. Il dibattito tra gli scienziati è in corso, ma la spiegazione più convincente per un simile paradosso sembra essere di tipo epidemiologico: i danni della radioattività si manifestano in tempi più lunghi rispetto al ciclo di vita degli animali. Se fosse così per l’uomo, quella di Chernobyl, sarebbe un’importante lezione. L’apocalisse nucleare verso cui la corsa agli armamenti sembra tendere non porterebbe alla distruzione della vita sul pianeta. Solamente alla scomparsa del genere umano, con tanti saluti da parte di bisonti, cavalli, pernici, cani, rane…

 

Marco Schintu

(Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

Nella zona di Chernobyl gli animali si sono moltiplicati senza alcun problema, sono ricomparse specie che si credevano estinte e il tasso di biodiversità è elevatissimo. Vivono felici allo stato brado (da LA LEZIONE DI CHERNOBYL – Editoriale di Marco Schintu)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA