LA LINGUA


Editoriale del 6 marzo 2020

La lingua segnala nelle sue varie differenziazioni il modo che ogni popolo ha di vedere il mondo. Uno dei registri di riferimento è quello relativo al mondo animale.

Noi usiamo dire “solo come un cane”. Non lo diremmo mai per un armadillo. Ovviamente sarebbe meglio precisare: “Solo come un cane solo”. Della serie “Pazzo come un cavallo pazzo”, “Pericoloso come un pitbull pericoloso”. Diverso è il caso dell’espressione “Capra (stupido come una capra)”. Provate a cercarla (stupida) o chiedete in giro.

“Sono andato a teatro: non c’era neanche un cane”. Cioè non c’era neanche un rappresentante degli amici dell’uomo.

“Una canea” termine alquanto ricercato, ma rende bene l’idea, specie se abbiamo assistito qualche volta al concerto emulativo che fanno i cani di un dato rione, spesso per motivi imprecisabili.

“Can che abbaia non morde”. Il cane non lo sa, ma noi lo conosciamo bene, perché ci fidiamo di quello che dicono gli studiosi. Da evitare come curiosità: “Ti ha morso? E dici che prima ti ha abbaiato contro?” – “Sì, mi sembra di sì” – “Possibile?” – “Hai ragione, vieni andiamo via da qui, sta abbaiando di nuovo”.

“Can can”, questa non so se abbia attinenza coi quattrozampe, ma solo perché ne sollevano solo due, belle lunghe, per niente storte.

In sardo si dice “Colori ‘e cani fuendi”, colore di cane che scappa. Colore impreciso, specie se è maculato, perché non si sa se sia bianco in campo nero o il contrario, nel caso. Il colore è infatti l’ultima cosa a cui pensiamo quando vediamo un cane in fuga. È un po’ come prendere la targa di una macchina, ci pensiamo sempre troppo tardi.

Cuore di cane. Non mi è mai capitato di dirlo, se non facendo una citazione colta che evito comunque perché non so se sia il titolo di un libro o quello di un film, o di tutti e due.

“Recitare come un cane”. Perché si sa che il cane fa male le scene di movimento, incerto sulle due zampe. Ha sempre la stessa espressione, o quella di un bull dog, o quella di un levriero afgano, o quella di un barboncino. Insomma per fare un attore ci vogliono almeno tre cani.

“Sembravano tre cani intorno all’osso”. Ne bastano due, ma con tre rende meglio l’idea. La carne migliore è quella intorno all’osso.

 

Nino Nonnis (Zoo Roastro)

 

“Can can”, questa non so se abbia attinenza coi quattrozampe, ma solo perché ne sollevano solo due, belle lunghe, per niente storte. (da LA LINGUA – Editoriale di Nino Nonnis)

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