LA MAFIA IN PIZZERIA


Editoriale del 20 novembre 2014

I mafiosi prediligono la pizza. Sarà che per prepararla bastano pochi ingredienti, ma non solo ne hanno fatto il recapito finale di mozzarelle di bufala rumene, passata di pomodoro cinese allungata con acqua, olio di semi spacciato per olio d’oliva extravergine. In migliaia di locali il controllo sulla pizza è totale, e include la cottura: il forno è alimentato con il legno verniciato di bare recuperate in cimitero o di infissi, e non è infrequente per i clienti trovare lunghi chiodi nella farcitura. Ho visto con i miei occhi, in un paesino del meridione, un cameriere servire pizze e birra a volontà ai tavoli occupati dal potentissimo cavalier Paletta con figli, nuore e nipoti, in un gaio sabato sera. Tino, il padrone del locale, li osservava con terrore. Aveva comprato a caro prezzo tutti gli ingredienti, i più schifosi, da un cognato del cavaliere, seguendo i suggerimenti. Ma quello mangiava senza smettere di scuotere la testa. Nella pizza c’era ancora qualcosa che non andava, e non mancò di farglielo notare con le dovute maniere al momento di saldare il conto: i capperi.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

Pizza maffia è un film olandese diretto da Tim Oliehoek

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