LA MATTANZA DELLE FÆR ØER E LA NOSTRA IPOCRISIA


Editoriale del 23 settembre 2021

Li conosco bene quei delfini (permettetemi di chiamarli così, globicefali è un nome che non va dritto al cuore) che da secoli vengono massacrati nelle Isole Fær Øer, tra l’Islanda e la Norvegia, dopo essere stati intrappolati in uno stretto fiordo. Molti anni fa partecipai a un programma di ricerca internazionale che aveva lo scopo di valutare l’esposizione della popolazione delle Fær Øer al mercurio assunto attraverso il loro consumo. Conobbi nell’intimo (intendo dire: fegato, rene, cuore…) non senza turbamento un centinaio di delfini uccisi: il più giovane aveva tre anni (l’avevo chiamato FX5), il più vecchio trentadue (FW210).
Ogni volta il mondo inorridisce per la carneficina, l’acqua del mare diventa rossa per il sangue e i bambini vi sguazzano felici. Quello però è lo specchio della nostra ipocrisia. Non voglio cadere nella retorica animalista, quasi certamente morirò da onnivoro. Ci indigniamo per lo scempio delle Fær Øer ma chiudiamo gli occhi di fronte ai miliardi di animali tenuti negli allevamenti intensivi in condizioni di sofferenza inaudita, dai pulcini ai polli, dai maiali ai salmoni, la gran parte muore uccisa in maniera brutale nell’indifferenza generale. Da molto tempo resto perplesso davanti a una bistecca, non penso che sto per mangiare “carne”, ma la carne di “un” animale. Giulio, Mario, Alberto sono i primi nomi che mi vengono in mente, forse perché sono gli stessi del mio gatto e dei miei due cani.

Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

“Ogni volta il mondo inorridisce per la carneficina, l’acqua del mare diventa rossa per il sangue e i bambini vi sguazzano felici. Quello però è lo specchio della nostra ipocrisia.”
Da LA MATTANZA DELLE FÆR ØER E LA NOSTRA IPOCRISIA – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

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