LA MEDICALIZZAZIONE DELL’APPETITO


Editoriale del 17 giugno 2015

Nella mia mente malata (soffro di “avigoressia”, un disturbo che mi spinge a evitare di sollevare pesi e di praticare il tiro alla fune) ho concepito, senza essere uno psicanalista, il termine “gastrocondria” per indicare qualcuno che ogni volta che mangia pensa che gli verrà come minimo un mal di pancia. Esiste però una patologia di recente definizione, la “ortoressia”, che descrive il penoso stato in cui versano coloro che sono ossessionati dal mangiare sano. Solo in Italia se ne conterebbero centinaia di migliaia e tutti hanno bisogno di assistenza. Che differenza c’è, allora, tra un ortoressico e un gastrocondriaco? E’ enorme: il primo è un malato (o si pretende che lo sia), il secondo un sano rompicoglioni. Anche l’ipocondria è un disturbo, ma dacché mondo e mondo i malati immaginari ci hanno sempre divertito. Il termine “ortoressia “invece è privo di qualsiasi sfumatura ironica e si colloca tra gli innumerevoli tentativi di inquadrare come patologico tutto ciò che differisce da una presunta normalità. Secondo Aaron Antonovsky, il padre della salutogenesi, nessuno può definirsi sano, ma tutti oscilliamo tra l’essere più o meno sani o più o meno malati. I gastrocondriaci sono più o meno sani, gli ortoressici più o meno malati.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

da Animal House (1978) diretto da John Landis. Con John Belushi

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