LA MUSICA DELLA TERRA


Editoriale del 5 luglio 2017

John Bullitt, lavorava come geofisico al prestigioso Massachusetts Institute of Technology ed ogni volta che guardava le registrazioni dei sismografi, era attratto dalle onde che arrivavano dopo i terremoti, quelle che avevano compiuto un lungo viaggio, attraversando la crosta terrestre, varcando oceani e montagne, fino ad arrivare a lui. Onde grandi, lente ed immense, onde che venivano dalle profondità del Pianeta. Shakespeare diceva “La Terra ha musica per coloro che ascoltano” e lui era certo di voler ascoltare quella musica. In fondo, pensava, la NASA ha ascoltato una nota, la più profonda di tutto l’Universo, proveniente da un buco nero della Costellazione di Perseo, perché io non posso ascoltare la Terra? Così ha studiato, ha registrato le vibrazioni profonde della Terra e le ha convertite in un suono udibile, dando voce al respiro della Terra. Più che un suono gli sembrò un’orchestra: terremoti, tempeste oceaniche che scuotono le piattaforme continentali e poi loro, le maree terrestri, un suono basso e pulsante, in grado di rapirti. E mentre ascoltava, si sentì così vicino alla Terra, come non lo era mai stato. Finito di ascoltare, si decise: lasciò la carriera di geofisico e diventò un artista, esploratore di tutto ciò che è invisibile, inudibile e intangibile.

Monica Mazzotto
(biofila di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

la Terra suona, anche nelle registrazioni effettuate dalla NASA

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