LA PAURA DELLA PAURA


Editoriale del 11 dicembre 2018

L’intervento del male non sembra più necessario: la tragedia di Ancona nasce, come quella dello scorso anno a Torino, dalla paura. In piazza San Carlo la folla che guardava la finale di Champions League comincia a fuggire perché qualcuno sente uno scoppio, in discoteca la folla che ascoltava il concerto di Sfera Ebbasta comincia a fuggire perché qualcuno sente l’aria impregnata di peperoncino. A Torino si trattava di un innocuo petardo, ad Ancona di uno spray urticante lì per lì, ma privo di conseguenze (pare vada di moda spruzzarlo per divertirsi, fare uno scherzo o rubare). Le dinamiche della folla, che sgomentavano Manzoni (l’assalto ai forni, la caccia agli untori), seguono un effetto gregge dalle conseguenze devastanti. In entrambi i casi, tutti scappano solo perché tutti scappano: senza sapere il motivo, senza sapere dove andare, senza sapere come muoversi. Il pericolo iniziale non fa danni, ammesso che ci fosse un pericolo iniziale. E’ la catena di schiacciamenti di corpi, compressioni di ossa, calpestio di corpi, crolli di balaustre che provoca morti e feriti. Sembra che la forza che ci motiva sia la paura e l’istinto che ci domina sia la fuga. Abbiamo paura (di che cosa non si sa) e scappiamo (da cosa non si sa), se gli altri scappano un motivo ci sarà. I medici si sono compiaciuti che il 2018 abbia segnato il record dei vaccini antinfluenzali: le richieste sono state così numerose da ingolfare gli ambulatori. Siamo sicuri che dovremmo essere fieri di aver paura anche dell’influenza? Passi per bambini e anziani, ma un normale adulto dai 18 ai 68 anni che rischi corre se gli viene la febbre e sta a letto un paio di giorni, senza andare a lavorare? Magari legge un libro, ascolta musica, si riposa, pensa. Sta fermo. Se fossero stati fermi, non sarebbe morto nessuno. Come diceva Pascal, tutta l’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo. Per evitare altre tragedie, serve a poco proibire i petardi o le bombolette di spray al peperoncino. Certo bisogna punire chi ha fatto entrare 1400 persone in un locale che ne poteva contenere al massimo 400. Ma più di tutto servirebbe insegnare e imparare a non avere paura: insegnare che il nemico è la paura, che scappare è un pericolo, e imparare a non seguire gli altri e a rimanere dove siamo. Sfera Ebbasta è un rapper modestissimo, inesistente come artista e inconsistente come cantante, ma una delle sue ultime canzoni ha un verso emblematico dei nostri tempi sbatacchiati: “ho paura della morte sì, ma della vita pure”.   

 

Fabio Canessa

Preside del Liceo Olistico Quijote

 

tutti scappano solo perché tutti scappano: senza sapere il motivo, senza sapere dove andare, senza sapere come muoversi. (da LA PAURA DELLA PAURA – editoriale di Fabio Canessa)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA